lacasadelsole

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Mese: aprile, 2008

VITA NORMALE

Tra un’ora e mezza parto per Firenze, dove farò pratica, per cinque interi giorni, di vita normale.

Persone nuove, posti nuovi, abitudini nuove.
E non da sola, ma con un uomo che un po’ mi piace, e a cui io un po’ piaccio.

Mi disintossico dall’eccezionalità di M., dalle sue scomparse, dalla sua assenza misteriosa e inspiegata.

Mi fa male l’idea.
Mi farà bene partire.

A presto, a tutti i passanti.

IN CONCLUSIONE

A essere precisa, ho perso tutta la magia della fiaba.

Ma mi è rimasto lo squallore di una storia a metà.

A volte ho un’opinione eccessiva di me.

SE

Se non so dove sei.
Se non so con chi sei.
Se non so quando torni.

Se sospetto che tu sia con una donna.
Che quella donna non sia la solita.
Se ricordo perfettamente che io e te siamo stati via due giorni in cinque anni.

Se penso a cosa rappresento per te in questo momento.
Se sommo tutte queste cose, dormire mi pare la cosa più saggia da fare.
Dormire di un sonno che duri.

Se, invece, penso che nonostante questo ho una petunia viola travasata di fresco.
Se occhieggio alla sedia a dondolo che mi sono appena costruita.
Se elenco le cose belle da fare in questi giorni.
Se mi concentro sull’amore incredibile che mi sorge dentro a solo pensarti.

Allora, non me ne frega nulla di dove tu sia.
Sei con me, ovunque io vada.
Ovunque tu vada.

NESSUNA NUOVA…

La paura si riaffaccia in famiglia, dopo molti anni.

Non ci si rende conto di come si sta bene senza avere preoccupazioni finché le preoccupazioni non tornano a bussare alle porte delle notti delle persone.
Notti piani di sogni strani, e vividi.

Mi sono resa conto, quindi, che erano davvero anni che non avevo preoccupazioni di vita e di morte (tranne che della mia).
E si stava bene, senza. Davvero.

Non voglio ricadere nella spirale dell’angoscia senza speranza, e sto lottando con le unghiette e i dentini per riuscirci.
Certo, a voler essere fiscali, un messaggio di risposta ogni tanto farebbe bene.
A voler essere fiscali, ripeto.

Non voglio esserlo, io.

METAMORFOSI

Sarà la primavera, che, nonostante la pioggia, invita ai rinnovamenti.
Sarà la pratica, costante.
Sarà, semplicemente, che era ora.

Ma sento i miei pensieri farsi diversi; il mio sorriso farsi più disteso e meno di facciata; le mie parole – e la mia voce – farsi più morbide, meno giudicanti.
E l’animo, più sereno.

Le cose, ammetto, non vanno un granché.
Ma qui, dentro il mio cuore, splende il sole, anche con il brutto tempo.

ORDINE

Dopo anni passati a dare torto a mio padre, mi trovo, in queste sere, come lui, a riordinare la casa.

Si è cominciato da un armadio, poi il terrazzo, poi un cassetto, poi un pezzo di libreria.
Ogni giorno si cerca di fare ordine, seguendo il vecchio adagio: Un posto per ogni cosa, ogni cosa al suo posto.

E, miracolosamente, i miei pensieri, solitamente caotici e incontrollati, si placano in quest’opera di pulizia, e l’animo si alleggerisce, e il cuore batte lentamente ma con forza, e ricordarmi che sono viva, qui e ora.

E trovo posto per cose per le quali non ho mai tempo.
E trovo posto per persone che solitamente ne hanno poco.
E per passeggiare nella pioggia.

A volte anche i padri hanno ragione.

LIBERTA’

Pensavo, oggi pomeriggio spingendo un carrello stracolmo di spesa in un centro commerciale, che la libertà, davvero, come dicevano i grandi filosofi del passato può essere libertà DA e libertà DI.

Ognuno di noi sa bene che cosa si intende con libertà di.
E’ quella che vogliamo tutti, sostanzialmente: la voglia di non scendere a compromessi, di fare quello che ci pare. Di ridere quando siamo allegri e di uscire con gli amici anche se magari c’è la casa da pulire.

Più controversa – e molto spesso ignorata – è la libertà da.
Nel senso che tutti noi sappiamo che sarebbe bello essere liberi dalle convenzioni: ma poi, quando lo siamo, scopriamo che le persone che ci circondano al contrario di noi sono estremamente convenzionali, ed estremamente irritate e poco disponibili nei confronti delle persone anticonvenzionali.
Libertà da è anche libertà dai vincoli: famiglia, matrimoni, fidanzamenti, figli, doveri.
Ma sapere essere liberi da queste cose significa saper rinunciare – anche – alla grande gioia e alla grande sicurezza che queste cose ci danno, ogni giorno.
La sicurezza di qualcuno che ti accudisce se stai male.
Che sta con te quando sei triste.
Che ti fa compagnia.
Che pensa tu sia il migliore, magari soltanto perché è tuo figlio.

Per questo, spingendo il carrello, oggi, e sentendomi profondamente libera – di e da – mi sono sentita leggera. Pronta a spiccare il volo.
Consapevole che non devo rendere conto a nessuno, che non ho altra responsabilità se non nei confronti di me stessa e che sono totalmente assolutamente perfettamente libera; o che almeno lo ero in quel momento.

La ragione per cui la libertà da è controversa, mi è venuta subito dopo.
Quella sensazione incredibile di libertà si è accompagnata, immediatamente, a una sensazione di radicale, totale, assoluta solitudine.

La libertà – come tutto, del resto – ha un prezzo.
Se vogliamo avere qualcuno che ci faccia compagnia dobbiamo magari vedere il Moto GP alla televisione.
Se vogliamo essere liberi in ogni istante di essere completamente noi stessi e di fare ciò che desideriamo, dobbiamo imparare a stare da soli.
E a starci bene.

La libertà, improvvisamente, mi è sembrata come il deserto.
i tramonti, là, sono meravigliosi.

EMOZIONI

Ieri sera spiegavo come mi sentivo, cosa intendevo con la parola amore a un amico.

E descrivevo come mi faceva sentire vedere M. avvicinarsi nel sole.
Guardarlo negli occhi.
Annusare il suo profumo.
Sentire la sua voce.

E, mentre lo raccontavo, piangevo.
Come dice D’Annunzio: così che sembra che tu pianga/ ma di piacere.
Piangevo di piacere al pensiero della pienezza che sento, che provo, piangevo per la gratitudine di questo dono che la vita mi ha fatto; piangevo – anche – di paura per il rischio di perdere questa meraviglia per sempre; piangevo per la mia stupidità, che questa meraviglia ho rischiato di sprecare per qualcosa di bello, sì, ma non di COSì bello.

E penso alla fortuna che ho avuto, ad avere incontrato una cosa così nella mia vita.
E penso alla fortuna che ho, perché sono una donna capace di provare cose di questo tipo.
E penso che non voglio sprecare tutto questo.
E che lotterò con le unghie e con i denti per recuperare la strada persa, per mantenere il senso di quella meraviglia, per provarla ancora.

E ancora.

DIMENTICARE

Mi sono dimenticata, ieri sera, chi sono diventata in questi anni, e in questi mesi.

Sono caduta nella spirale della mancata consapevolezza, della paura, del plagio.
Per farmela passare, però, invece di aspettare e rosicare, mi sono fatta avanti, con coraggio, e ho disperso – almeno in parte – un po’ delle mie paure.

Poi oggi, in tribunale, a divorziare, parlando con il mio ex marito che si risposa prestissimo per paura di restare solo, per paura – dice – di vivere, mi sono sentita perfettamente compassionevole, e in un attimo di illuminazione gli ho parlato di amore.

Non ricordo che cosa gli abbia detto, davvero.
Ricordo che parlavo parlavo, lui mi guardava con lo sguardo sbarrato e i lucciconi agli occhi, e io sentivo il mio cuore colmarsi di dolcezza e pienezza.

Credo che attraverso di me abbia parlato qualcos’altro.
Che mi ha ricordato, finalmente, che non sono più com’ero.
Che sono più forte.
Che posso.
Che so.
Che sono.

(e, intanto, grazie a te, amico, che ieri sera mi hai ricordato di respirare, anche mentre piangevo)

INTIMITA’

Il difficile è mettere insieme le parti.

Quella che desidera una vita da film, con l’happy end e i baci appassionati; con il cuore in tumulto e la pelle che vibra a un solo sguardo.
Quella della poesia che spinge a sognare.
Quella che sa accettare il prezzo della vita da film, che spesso è solitudine, e spesso sono lacrime.
Quella che sa stare sola e le piace, stare sola.

Mettere insieme questa parte con l’altra, altrettanto importante.

Quella che si commuove se dall’altra parte della casa c’è una persona che le prepara la colazione.
Quella che ama dormicchiare sul divano mano nella mano.
Quella che adora ridere facendosi il solletico e prendendosi a cuscinate.
Quella che fa la spesa per mano a un uomo e sceglie di comprare la pasta di kamut.
Quella che mangia uno yogurt un cucchiaio a testa.

Le parti, inconciliabili, della passione e dell’intimità, che si annullano a vicenda.

In questo momento, reduce da un finesettimana di intimità senza sesso (e quindi un finesettimana perfettamente intimo, senza l’ingombro della passione da soddisfare), mi sento divisa profondamente in due.
E vorrei sapere quale parte tenere, e quale buttare, dal momento che io sono tutte e due quelle donne lì…