lacasadelsole

Just another WordPress.com site

Mese: luglio, 2008

CATARSI

Per la prima volta, da quattro anni, parto per le vacanze senza computer.

Un po’ perché non sono vacanze stanziali, certo, se non in minima parte.
Ma soprattutto perché desidero staccare, in modo totale, una volta tanto.

Proverò a purificarmi.
A liberarmi.
A pensare ad altro.
A non pensare, anche.
Anzi, meglio: a non pensare.

Tornerò, credo.
Forse.
Forse no.
Dipende, una volta tanto, dalla vita, e non da altro.

Non dalla mia mente, soprattutto.
E non da te.
Mai più da te.

Fine.

Annunci

IL DOLORE PERFETTO

E’ come un fuoco in mezzo al cuore, che brucia senza scaldare.
E’ come respirare affannosamente, in cerca di aria che non c’è.
E’ come affannarsi a cercare la luce in un posto buio, o a sentire rumore nel silenzio totale.
Come dover camminare senza avere forze.
Come cadere in basso, sempre più in basso, senza arrivare in fondo; e avere sempre più paura, a ogni metro.

Tutto per parole, e opere.
Parole cattive, pensieri cattivi, azioni cattive, diceva il dio di una saga fantasy letta da poco.

Non voglio farti troppo grande rispetto a quanto probabilmente sei.
Ma se davvero c’è un dio, o un essere capace di parole cattive, pensieri cattivi e azioni cattive, quell’essere sei tu.

E io, prigioniera di questo male che mi attanaglia, devo accettarti per come sei; e accettare che non c’è un perché a quello che fai, nè a quello che sei.
E accettare che mi sono sbagliata, per anni.
E accettare che mi sono votata a un essere così, per anni.

Non più, per fortuna.
Non più.

GUARIRE SI PUO’

Ho messo un quadro, oggi.
In alto sulla parete.

Ieri sono andata tutto il pomeriggio in giro in bicicletta.

Ieri sera, parlando con un’amica, le raccontavo di che cosa non ho più bisogno; per esempio di vivere con qualcuno, o di avere un fidanzato.

Stamattina baruffa con il mio ex marito, che ha una moglie gelosissima, che io invece apprezzo senza condizioni, perché ogni persona merita comprensione, e poi io non sono più gelosa di lui, nemmeno un poco.

Sono guarita anche dalla gelosia, dal bisogno di controllare, di sapere.
Perché non sapere non è un problema, e, anzi, si viaggia più leggeri.

Quindi sono guarita dalle vertigini, dai miei problemi di equilibrio su due ruote, dal mio spasmodico bisogno di un moroso, dal mio spasmodico bisogno di attenzioni, dal mio spasmodico bisogno di amore, e dalla gelosia.

Alcuni dei miei bisogni di prima ci sono ancora, ma non sono più spasmodici, ed è un bel cambiamento.

Insomma, tutto bene.

RITROVARSI

Hai ragione, a dire che devo ritrovarmi.

E mi sento così vicina alla meta…

Ieri, poi, ci sono stati momenti di pura gioia, di cielo e terra allineati, di cuore che batteva regolare, senza cadute, senza ansie, soprattutto.

Oggi, di nuovo alle prese con disordine e pulizia, mi sembra di vedere la luce in fondo al tunnel.
Non sono pigra, non sono depressa, non sono nemmeno pensierosa.

Mi sento viva, e mi sento vivere.
Credo questa sia la definizione più prossima del termine felicità.

PUNTI DI VISTA

E’ che uno, cambiando, cambia anche il modo di vedere la vita.

E quando ha poco – solo quando ha poco – riesce a vedere davvero che cosa significava avere molto.
Lo riconosce, infine, quel molto.

E, non perdendo più tempo a lamentarsi per quello che non ha, allora riesce a valutare con occhio limpido ciò che ha.
E, prendendo consapevolezza delle proprie ricchezze, non riesce a essere infelice, anche quando ci prova – e ci prova un sacco – come una volta.

Allora mi scopro a scuotere la testa, leggendo cose scritte tanti anni fa, provando grande tenerezza per la donna che ero, incapace di essere felice, incapace di vedere che il mondo era davvero ai suoi piedi e che lo stava calpestando senza avere riguardo per le cose belle della sua vita e per la vita degli altri.

Sono contenta – e fiera – di non essere più così.
Oggi sto imparando a vedere la vita per quello che è: una benedizione comunque; una cosa preziosa da non farsi sfuggire; un insieme di doni che – a volte più, a volte meno – sono capace di apprezzare.

Ecco.
Apprezzare.
Il regalo che mi faccio oggi.

RICORDI

Quanto amavo sentirti cantare.

PULIZIE

e non si vede un velo
finché non s’è levato

Oggi, giornata di pulizie, ho lavato i vetri della cucina.
Erano molto sporchi, me ne sono accorta dopo, quando non lo sono stati più.

Ora, non so perché, ma mi pare che questa banale riflessione abbia un significato recondito e profondo notevole; qualcosa che mi tocca e che non so proprio spiegare.

ABITUDINI

Quando vivevo in compagnia, mi sembrava impossibile immaginarmi da sola.
Poi sono stata sola, molto, e ho imparato.

Ho imparato così tanto che alla fine avevo problemi a uscire, a vedere gente.
Stavo meglio da sola che in compagnia; non avevo argomenti sociali; non sapevo chiacchierare del nulla di cui, mi pareva, chiacchieravano tutti.

Poi, pur vivendo sola, la disperazione mi ha portato ad aprirmi al mondo.
Ho conosciuto persone nuove; ho ricominciato a frequentare persone che non vedevo da tempo; ho ricominciato a uscire, a essere capace di stare in compagnia.

Per questo, stasera mi sembra strano stare a casa.
Non avere impegni.
Non ricevere telefonate.
Avere il tempo e lo spazio a mia disposizione.

Per un paio d’ore ho sentito l’insofferenza.
Ora, poco a poco, ricomincio a sentire il fascino della solitudine.
Starò un po’ con me, stasera.

CHI CERCA TROVA

Sembrerà banale, ma troviamo spesso quello che cerchiamo, soprattutto negli altri.

Il fatto è che se mi aspetto malizia, allora vedrò malizia.
Se mi aspetto manipolazione, allora mi sentirò manipolata; e se nessuno mi starà manipolando, be’, quella sarà la prova che la manipolazione è riuscita perfettamente, così perfettamente che sembra non ci sia.
Se mi aspetto gelosia, interpreterò quelllo sguardo come uno sguardo geloso.

E così via.

Per questo non mi stupisco del destino di due messaggi.
Al primo, un messaggio colmo, ricco, generoso, altruista, non ricevo risposta.
Al secondo, un messaggio malinconico, figlio delle due del mattino, ricevo un rintuzzo piuttosto aspro; un richiamo alla generosità, e all’importanza del dare.

Il fatto è che hai trovato quello che hai cercato.
Ti aspetti da me meschinità, mediocrità, egoismo, e li trovi in ogni respiro che faccio.
Non vuoi vedere il mio animo in crescita, e chiudi gli occhi di fronte a ogni passo avanti che faccio.

Mi chiedo il perché, e mi fermo prima di rispondere: non voglio fare con te quello che tu fai con me.
Io non so perché fai le cose; non so chi sei in questa sera fresca; non so quali siano i tuoi pensieri più intimi, e non voglio attribuirtene di creati da me.

Solo, penso, è un peccato.
La persona che non vedi in me è molto più bella di quella che ti ostini a contiuare a vedere.

SE STIAMO INSIEME
(ci sarà un perché)

Chiacchiere, stasera, tra me, un amico, e il genitore.

Entrambi sono convinti che si stia insieme per sacrificio, o per impossibilità di fare altrimenti.
Il genitore, lui, è convinto che la rovina della famiglia italiana sia stata l’emancipazione femminile; a voler dire che quando le donne non lavoravano i matrimoni duravano.

L’amico, invece, è convinto della stessa cosa, ma la dice come un trentacinquenne illuminato, e quindi usa parole più gentili, ma con lo stesso identico significato.

Io, l’unica, sono convinta che si debba stare insieme per scelta, ogni giorno.
E che per stare in due, bisogna prima stare bene da soli.
E che se i rapporti finiscono è perché qualcuno non ha lavorato abbastanza bene e abbastanza seriamente su se stesso.
E che stare insieme è difficile, sempre.

Ma bellissimo, quando riesce.