di Calexandrìs

L’UOMO SENZA QUALITA’
(ci ha scritto anche un classico della letteratura tale Musil che io non ho letto, perché sarà qualche migliaia di pagine ed è pure incompleto)

Riassumendo, di me.

1) Andavo bene a scuola.
Ovvero, è sempre stato dato per scontato che io andassi bene a scuola, e quindi ci andavo.
Magari sono anche stata brillante, ma non sono mai stata un genio.
Per esempio di fisica non ci capivo un acca, di matematica remavo, e anche con il latino non si può dire che io fossi esattamente una grande traduttrice.

2) Praticai la ginnastica ritmica fino a un livello discreto.
Non feci mai il salto in avanti, all’agonismo, perché non avevo le qualità fisiche, e forse nemmeno quelle atletiche.
Certo non quelle mentali.

3) La stessa cosa accadde con la danza.
Avevo un buon ritmo, una discreta espressività, ma mi mancavano le linee: e nella danza le linee sono tutto, ma proprio tutto.
Così mi fermai poco prima del livello avanzato, perchè non lo meritavo, il livello avanzato.

4) Imparai anche a nuotare, benché tardi. Imparai i quattro stili, e mi fermai ai tuffi, perché non riuscii a convincere me stessa a imparare a gettarmi nel vuoto (io l’acqua proprio non la vedevo; per me ogni tuffo è nel vuoto).

5) Mi iscrissi all’università e me la cavai benino: ma non ho studiato fisica quantistica, per cui ci va tanta testa; mi iscrissi a filosofia, dove, detto fra noi, il voto più basso che vidi mai dare fu 25.

6) Al concorso per diventare insegnante, mi bocciarono di brutto a quello di filosofia e a quello di latino (appunto); ebbi un risultato mediocre in quello di italiano, che è poi quello che mi sta dando un lavoro (siabenedettoilcielo).

7) Ho frequentato un corso di canto: intonata, disciplinata; NON talentuosa. E alla fine sono terrorizzata davanti al microfono.

8) Ho frequentato un corso di fotografia, ma non sono una brava fotografa: come spesso mi è accaduto, mi manca quel fattore x che si chiama talento.

9) Sono almeno quattro anni che riempio pagine di blog, ma non so scrivere un libro.

10) Sono nove anni che insegno, ma non sono una professoressa eccezionale; i miei alunni non imparano tutti, e io non so motivarli tutti; sono un’insegnante normale, nella media.

In tutto questo, testardamente, ho sempre pensato di dover valere qualcosa; di dover essere eccezionale, anche, sempre spinta dalla parola d’ordine di casa mia "non conta un cazzo, come il secondo alle olimpiadi".

Ecco.
Alla veneranda età di quasi 36 anni, mi trovo a scoprire, così, di botto, che ho sempre giocato su tavoli che non erano i miei tavoli.
Come ho spiegato oggi in calsse, nella peggior classe che io abbia mai avuto in nove anni di onorato servizio nella scuola pubblica torinese, non è necessario che tutti siano diplomati; ebbene: non è necessario che tutti abbiano un talento, o siano creativi, o abbiano un’attitudine artistica.
Io sono normale.
Bravina in tutto; bravissima in nulla.

Forse è così che deve essere.
Oggi, per la prima volta, penso che non ci sia nulla di male in questo.
Forse, alzarmi ogni mattina, avere un vita che prevede l’esistenza di lavoro, amici, hobby è sufficiente.
Forse ogni dolore svanirà, quando la smetterò di puntare in alto.

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