di Calexandrìs

POI

Poi io sono anche una pesante.
Per esempio, sono morale.

Morale nel senso di svedese.

Ovvero.
Nella mia vita privata ho fatto dei casini che levati, ma nella mia vita pubblica tendo alla morigeratezza assoluta.
Pago il canone TV, per dire.
A scuola non ho mai copiato.
Matto le cinture di sicurezza anche per fare un isolato.
Metto le monetine del parcheggio anche per un quarto d’ora.
Torno indetro per restituire il resto sbagliato.
Sono una di quelle che a scuola consegna i piani di lavoro, ben consapevole che nessuno li leggerà mai, i piani di lavoro.

Ora, la mia moralità in questi giorni si scontra fortemente con l’immoralità altrui.
Il tentativo di inganno, la presa in giro della mia professionalità, il danneggiare gli altri per ottenere dei vantaggi.

In questi casi, fossi il re del mondo, sterminerei gli ingiusti; con freddezza, senza emozioni a sviarmi: tu bari, io ti uccido.
Dato che non sono il re del mondo, invece, rimango frustrata dall’impossibilità di tagliare teste.

E mi rendo conto che dovrei riderne alla grande, ma la mia personalità svedese si prende dannatamente sul serio.
Devo fare qualcosa per annacquarla prima che mi soffochi.

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