di Calexandrìs

CHE POI…

Che poi, non fossi malata, o pazza, o morbosa, non starei qui a sfruculiare.

Accetterei chi sei, chi sei stato; chi sono, chi sono stata; e prenderei una decisione e una direzione chiara, e univoca.

Invece sento il male che striscia, la tentazione di rivedere tutto alla luce di un indizio, di rovinare, sporcare, imbrattare ogni ricordo (così belli i ricordi) per liberarmi di te.

Perchè non sei adatto, e se quella è la prova di ciò che penso (e lo è, dannazione, lo è), allora non lo sei mai stato, nemmeno per un attimo.

Sempre bravo con le parole; mai con i fatti.
Come me, direi.

E allora, se leggessi, ti direi vieni da me, o chiamami; prendimi tra le braccia, cullami, stringimi; fammi dimenticare, fammi non pensare.
Soprattutto: fammi non pensare.
Fammi vivere.
Fammi sognare.

Come tu solo sai.

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