di Calexandrìs

ETICHETTE

Così, a volte, spesso, do un’etichetta alle cose, così posso parlarne, e scriverne, e riconoscerle, anche.

Le cose.
Le persone.
Il sentire.

E so bene quanto sia infantile, e sciocco, e stupido, e inutile.
Ma spesso faccio così; per fare ordine, credo.

Come in quel film, ricordi?
"Anche questa è fatta".
L’etichetta per me è così: "anche questa è fatta", e posso pensare ad altro.
Anche se poi, invece, non penso mai ad altro, anzi.
Analizzo, scavo, penso.

"Non serve", dici tu.
"Sei di terra; sono fatto d’aria".

E io so che non serve, e so che sono fatta di terra,e so che sei fatto d’aria.
E so che una cosa è bella a prescindere dal suo significato.
E so che una rosa è una rosa, e sarebbe una rosa anche si chiamasse in un altro modo.
(Forse.
E se invece se si chiamasse in un altro modo non fosse più una rosa?)

Ma so che se morissi oggi, porterei con me un bel sentimento, un bel pensiero, un bel ricordo; che non ha nome, che non ha definizione, ma che è bello.

Che sono io.
Che sei tu.
Che siamo stati noi.

(Spero di non morire oggi, e di costruirne altri, di ricordi così)

Che so?
Forse è questo che ti volevo dire?

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