di Calexandrìs

IL BUCO NERO

Più persone hanno provato a dirmelo, e ci hanno sempre azzeccato.
Che darmi attenzioni e affetto è come versare dell’acqua in un vaso bucato: non basta mai.

La verità ci si avvicina molto.
Sento dentro di me una specie di buco nero che assorbe allegria, felicità e amore, lasciandomene sempre, cronicamente, priva.

Come se – davvero – nulla bastasse mai.
E, infatti, nulla è bastato.

Non mi sono bastati anni di amore eccezionale, e davo la colpa alla situazione morbosa e malata dell’epoca, cancellando dalla mia mente e dalla mia visione delle cose ogni singolo gesto di affetto e generosità, con la scusa dell’Altra.

Non mi sono bastati anni di un amore raro, di una persona rara, il cui amore sono riuscita a esaurire usando i miei mille trucchi per simulare e dissimulare, fino a nascondermi completamente: fino a che non sono stata amata più; e davo la colpa alla lontananza geografica e anagrafica, quando invece ero io, che mi mettevo fuori dalla portata di questo amore.

Ora, che sono più o meno da sola, che devo badare a me stessa e alle mie energie sempre insufficienti, mi rendo conto che non appena mi fermo un istante il buco nero incombe, e rischia di inghiottirmi.
Per difendermi vado a dormire, di solito.

Quindi, volendo definire la mia vita, questa sarebbe la definizione di questo tempo.
Metà del tempo la passo "fuori" di me, a scappare dal buco nero: e così cinema, teatro, canto, meeting, uscite.
Metà del tempo la passo in stato di incoscienza, a rincoglionirmi davanti al computer o a dormire.

Non so quanto possa durare, ecco.
Temo di essere raggiunta, e inghiottita.

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