di Calexandrìs

SOTTO LA SUPERFICIE

Sotto una superficiale superbia che mio padre ostenta dicendo in giro che faccio l’insegnante (e che sono una brava insegnante, e che sono una severa insegnante, una preparata insegnante), si nasconde un fastidio profondo, per avere una figlia che non la pensa più come lui.

Sotto sotto, parlando di politica, stasera, ne viene fuori una visione del mondo (quella di mio padre) in cui comunque gli insengnanti sono dei fannulloni, lavorano poco, non sono preparati.

E quindi è GIUSTO che venga loro decurtato lo stipendio se stanno a casa in mutua per meno di dodici giorni consecutivi (accade che anche questo governo, almeno fino ad adesso, abbia compreso che se uno sta a casa per più di due settimane potrebbe essere malato sul serio. Ma se stai a casa tre giorni, no, non sei malato sul serio e stai sicuramente andando in montagna a sciare nei giorni di lavoro).

E’ giusto, perchè molti lavorano poco, punire i pochi che lavorano molto.
In modo molto coerente, il genitore mette tra i pochi che lavorano molto anche la figlia, ma non si secca che perda dei giorni di stipendio; anzi, gli sembra corretto nei confronti della collettività.

Non capisco che cosa mi ha fatto male.
Se il fatto che si è messo a gridare, o il fatto che (per la prima volta in vita sua) mi abbia insultato, o il fatto che – come molti – mi ha fatto capire che ritiene il mmio un lavoro finto, non faticoso, poco responsabile.

Alla fine, non capisco se soffro come insegnante, come cittadina o come figlia.
Probabilmente per tutte queste cose insieme.

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