lacasadelsole

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Mese: giugno, 2009

LEZIONI D’ITALIA

Che dentro di me ci sia una svedese (non per il fisicaccio, puntualizzo) e una prussiana che rispettano le regole, che fanno sul serio, che si prendono sul serio (ahimé), è noto ai più.

Queste due personalità mi rendono una persona estremamente severa con se stessa, ligia, responsabile, anche un po’ noiosa, ammettiamolo.
E fanno di me un’insegnante attenta, precisa, seria, responsabile.
Una che cerca di essere oggettiva nelle valutazioni e severa nei comportamenti.
Una che tenta di non commettere ingiustizie.
Una che non dà i voti a sentimento, anche quando magari vorrebbe.
Una che tenta l’amministrazione della giustizia in classe secondo il motto unicuique suum: tu rompi le palle, io ti punisco; tu meriti 2, e io ti do 2; tu rompi le palle e ti meriti 10 e ti do 10, perché sei intelligente, anche se hai un pessimo carattere.

Ecco, per una così l’esame di maturità è un esame; anzi, l’esame.

Per questo non apprezzo gli insegnanti che aiutano durante le prove, che correggono guardando fuori dalla finestra, che sono inutilmente generosi con i ragazzi: perché il mondo e la vita, là fuori, non sono affatto generosi.
Affatto, ed è bene che siano preparati.

La svedese/prussiana che è in me si è scontrata in questi giorni con un collega niente affatto svedese che ha messo dei voti assurdamente alti ai ragazzi che sono nella sua classe, nella mia stessa commissione.
Non voglio fare battute scontate sulla provenienza geografica del collega, ma ha talmente agevolato i suoi studenti da creare una situazione quanto meno imbarazzante.

Insomma, ci siamo scontrati, io e il mio senso del dovere e lui e i suoi aggiustamenti.
E io ho perso.

Improvvisamente, ho capito che cosa intendevano i piemontesi dell’Italia post-unitaria con l’espressione "questione meridionale".

E LUCE FU

Luce, in questi giorni, molta.

Luce che mi fa dire che sto cambiando, parecchio velocemente.
E che questo cambiamento come tutti i cambiamenti richiederà un tributo di dolore, ma poi andrà meglio.

Luce che mi fa capire che le parole – ammesso che siano mai bastate – ormai non bastano più.
Che desidero fatti concreti.
Che desidero prove delle parole che mi vengono dette.
Che desidero parlare meno e fare di più.

Che non c’è più spazio e tempo per raccontarsi balle, perché è ora di vivere, e piuttosto velocemente.

Che voglio trovare una strada, e che abbia un cuore.

CASO

Il caso ha voluto che oggi fossi presa da un’incontenibile voglia di libri – di cui, per altro, non ho affatto bisogno.
il caso ha voluto che io sia andata in una libreria, e che abbia visto uno di quei libri fotografici, tipo un anno con il Dalai lama, un anno di pensieri ottimisti, un anno di buoni gesti per salvare la Terra: uno di quei libri lì, per capirci.

Ora, quasi una ventina di anni fa, mi rimase impressa una lezione di una mia insegnante, che raccontava come, nel rapporto diretto con la Bibbia, i protestanti talvolta la usassero come oracolo, la Bibbia.
Così, mi sono ricordata che il mio ex marito lo fa tuttora questo gioco con l’oracolo biblico.

Allora ho preso il libro con il titolo "Felicità" (poco pretenzioso, vero?) e l’ho aperto a caso.
E a caso è venuta una citazone di Castaneda, sull’opportunità di seguire una strada che abbia un cuore se si vuole essere felici, nella vita.

Questo, che per chi legge qui non vuol dire forse assolutamente nulla, per me che anni fa ho fatto un certo corso, che ha cambiato il corso della mia vita (e mi si perdoni il gioco di parole), vuol dire molto, moltissimo.

Così, mi chiedo se la mia strada abbia un cuore, in questo momento.
Mi chiedo come sto vivendo.
E se sto davvero vivendo e non, più precisamente, sopravvivendo, magari a stento.

Sono bei concetti, no?

SILENZIO

Intera giornata da sola.
Ma, soprattutto, senza pensieri.

Televisione spenta, telefoni muti, radio esclusa.
Un’intera giornata di lettura, giochini al pc, sonno, cibo, pulizie (un poco).

Sto bene.

Speriamo che duri.

FATTI, NON PAROLE

Oggi, dopo aver avallato un calendario degli esami di maturità da suicidio, mi sono iscritta a un paio di siti, e soprattutto mi sono iscritta a un gruppo su FB che si intitola "Il rasoio di Occam".
Intanto così me la tiro, che io so chi è Occam e la maggior parte dei miei interlocutori di tutti i giorni no, e poi perché dato il periodo semplificare mi pare una ottima parola d’ordine.

La parola d’ordine è decisamente contraddittoria con lo stato in cui versa la mia casa, ma tant’è.

Poi, dopo aver valutato uno stage teatrale, un viaggio in paese esotico, un mini-giro in moto per le vacanze, ho optato per fregarmele, le vacanze, accettando un lavoro editoriale che ha tutta l’apparenza di un lento e doloroso harakiri.

La cosa positiva di tutto questo è che non avrò assolutamente MAI la possibilità di pensare al mio nulla quotidiano, e questa è una delle migliori notizie dell’anno nuovo (siamo a giugno e ancora cerchiamo notizie belle dell’anno nuovo, e questo dà la giusta misura, mi pare).

Ma tant’è.
L’ho detto.
Fatti, non parole; almeno da domani.

[…]

"Io penso, personalmente, che la cosa migliore che puoi fare, è trovare una persona che ti ami esattamente per quello che sei.
Buon umore, cattivo umore.
Brutta, bella.
Affascinante, e così via.
La persona giusta penserà che tu caghi rose dal sedere.
 Quella è la persona con cui vale la pena stare."

RADICI

Un altro ritorno, un’altra volta la sensazione di un ritorno inutile, a un nulla che mi sta mangiando viva, giorno dopo giorno.

Ma, questa volta, forse capisco perché.
Mp3 alle orecchie, ho ricordato una frase di Sant’Agostino, che diceva una cosa come "la tua casa è là dove è il tuo cuore".

Ecco: il mio cuore non è da nessuna parte, e io mi ritrovo anche senza casa.

ON/OFF

Ci sono giornate a corrente alternata.
Ore a corrente alternata.
Minuti a corrente alternata.
Forse, sapendoli contare, anche i secondi.

Un continuo on/off di gioia e dolore, tristezza e felicità, amore e paura.

Ci sono giorni che sono confusi, e felici.

Ci sono giorni in cui tutto sembra strano, pur essendo vero.

Poi si torna alla realtà; un po’ più deboli, un po’ più forti.

OCCHI BRILLANTI

Serata da unica donna sola in ammasso di coppie, stasera.

A essere sincera c”era un altro single, dall’altra parte del tavolone: 16 anni e i brufoli.
Ci siamo guardati e capiti al volo, dopo ci siamo ostentatamente ignorati tutta la sera.

L’ammasso di coppie faceva la sua porca figura: chi organizza il proprio matrimonio, chi ormai al decimo anno di matrimonio si tiene ancora per mano, chi aspetta un bambino, chi non riesce ad averne.
Una coppia di lei più lei, molto serena.

Di questi, mi ha colpito lo sguardo di un uomo e una donna, sposati da poco, gli occhi brillanti.
Lei è bellissima, magrissima, muscolosa, simpatica e intelligente.
Ma l’unica cosa che le ho invidiato, stasera, sono stati gli occhi brillanti.

Ho cercato di ricordarel’ultima volta in cui ho avuto gli occhi così, e mi sono resa conto che è passato così tanto tempo chequel giorno si è perso (finalmente?) nei labirinti senza uscita della mia memoria.

ARMADIO

L’armadio mi guarda con aria di sfida, dato che continuo a rimandare il momento del cambio di stagione e della pulizia.

Ho troppa roba stipata negli armadi, roba che non ricordo di avere e che non uso.
Roba che non mi va più bene, che tengo soltanto nella speranza di tornare ai miei meravigliosi utopici 50 chili.
Vestiti comprati in momenti di depressione e che ora non metterei nemmeno con una pistola puntata addosso.
Maglie di moda, ma di moda dieci anni fa.

E poi, le scarpe.
Scarpe che non riesco a buttare, e che sono ormai anni che non indosso più, fermo restando che quelle che proprio mi servirebbero stasera sono quelle che ho buttato l’anno scorso: tipico, no?

Quindi, da questo post, si evince che accumulo.
Accumulo e non mi libero delle cose superflue.

Ci vorrebbe un cambiamento radicale, uno sradicamento totale, un trasloco estremo per ricominciare.

Veramente, questa volta.