di Calexandrìs

BUCATO

Estate arrivata, ho fatto un pezzo di bucato a mano, nell’acqua fredda che scorreva.

Mia nonna, lo faceva: al lavatoio.
Mia madre racontava che si commosse la prima volta che vide l’acqua corrente, non a casa sua, ma a casa mia, il giorno in cui nacqui.

Lavando la camicia che mi aspettava da un anno con una macchia di gelato al cioccolato, mi è sovvenuto lo stesso pensiero di due giorni fa: se si può cancellare una macchia di cioccolato, allora si può cancellare qualunque cosa.

Che poi non è chiaro perché mi sporco sempre le camicie bianche di gelato al cioccolato, ma tant’è.
E pensare che prendo la coppetta apposta, per non far sgocciolare il gelato dal cono.
Ecco: io sono una donna da coppetta; non voglio rischiare di far danni, e poi li faccio lo stesso.

Interessante dividere il mondo tra chi mangia il gelato nel cono e in chi usa invece la coppetta: probabilmente sarebbe una divisione sociologica valida quanto un’altra.
Magari la propongo a una università americana che potrebbe farci su uno studio serio e occupare la terza notizia del TG della sera.
Mi dice delle cose questa salomonica divisione, ma non so spiegare bene che cosa.

Oggi, pensavo ieri, dovessi chiedere un regalo a Dio, o allo Spirito, chiederei di sicuro una passione.
Non la passione d’amore, ma una PASSIONE.
Qualcosa che mi bruci dentro e che non mi faccia vivere senza dedicarmici fino all’ultimo respiro.

Io, che ho sempre avuto quasi orrore per i tiepidi, mi trovo piuttosto tiepida rispetto alla vita.

L’unica scoperta definitiva è che l’amore non basta, e che comunque, anche quando bastasse non è risposta adeguata a una domanda di senso.
Il senso probabilmente te lo dà soltanto il fuoco che ti brucia dentro.

Ad avercelo, ovviamente.

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