lacasadelsole

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Mese: luglio, 2009

AVVISO

Si va.

Si torna.

Con una valigia pesante si parte, e si spera di tornare con una valigia leggera.

O forse, meglio, si spera di non tornare affatto.

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DETTAGLI

Ecco, qual è la cosa che più mi infastidisce.

Mi hai incantato.
MI hai stregato.
Hai inventato storie per me.
Mondi meravigliosi.
Mi hai insegnato a guardare il mondo a colori.

Eppure.

Eppure, sei così PREVEDIBILE, che mi gira la testa.

STRANI SOGNI

Io sono una che dorme a ore improbabili, ma prevalentemente quando fuori c’è il sole: forse, in fondo, ho paura del buio, che ne so?

Tanto sta che ho sognato, oggi, nel pisolino che è andato dalle 11 e 30 alle 13.
Ho sognato mia madre (va detto, che sogno mia madre ogni volta che ho qualcosa da fare che non mi piace, che ho bisogno di aiuto o che sono triste).
Che però era triste, depressa e lacrimosa.
Lei, non io.

Io preparavo per pranzo esattamente quello che poi mi sono preparata una volta alzata, e quando sono andata a dormire ancora non lo sapevo che cosa avrei mangiato.
Alla televisione nel sogno davano i mondiali di nuoto, esattamente come stava succedendo prima che mi addormentassi, e mia madre dormiva.

O meglio: dormiva un sonno da depressa, che lei non conosceva affatto, e che io invece conosco fin troppo bene.

Io la svegliavo, le preparavo qualcosa da mangiare, la sgridavo.
La sgridavo.
(va detto, che spesso in sogno con mia madre litigo, o la sgrido, perché in sogno sono sempre io quella che ne sa di più anche quando non sembra)

Le dicevo che se pensava di cambiare mio padre, se lo togliesse pure dalla testa, perchè le persone non cambiano, e le persone come mio padre, poi, cambiano molto meno delle altre.
Ma soprattutto, le dicevo "credimi, io lo so, che le persone non cambiano, a meno che non le vedi, che soffrono. Tu soffri, lui no; quindi tu cambierai, lui no".

La psiche, che mondo interessante.

RESOCONTI

Oggi sono tornata in montagna, dopo quasi un anno, giusto per scoprire che sono al livello dell’anno scorso – anzi un po’ peggio a essere sincera – pesante, poco agile zero fiato.

Ma si è riso tanto, e poi ho scoperto di avere tanta testa: lì dovevo arrivare e, nonostante la fatica, lì sono arrivata, che poi è l’unica cosa che conta, in montagna e nella vita.

Ieri sono andata a trovare una neo-bambina, e non mi ha emozionato come tutti si aspettavano, quindi sono decisamente al riparo dall’istinto materno, che è sempre una bella soddisfazione.

Oggi ho reso lucide le piastrelle del bagno, che detta così sembra che non abbia senso, invece ne ha molto più di quanto uno immagini.

Sempre oggi, con il Platinum di Vasco nello stereo dell’auto, ho ascoltato Sally per la prima volta in vita mia e non ho pianto, che è un passo avanti.

Insomma, alla fine sono tutti bei concetti.

Oltre ai bei concetti, poi, ho scovato un pezzo di colonna sonora perfetta per il giorno e il momento, con la strada che correva e le montagne che mi circondavano, e io che cantavo incurante dell’intonazione, di chi potesse vedere o degli angeli che mi guardavano benevolenti dalle nuvole.

E ho guardato la televisione
e ho avuto come l’impressione
che mi stessero rubando il tempo
e che tu
che tu mi rubi l’amore
ma poi ho camminato tanto
e c’era tanto sole
e non ho più pensato a tutte queste cose.

IN FONDO

In fondo, oltre il dolore che se lo guardo è così tanto che mi sembra di annegarci dentro, oltre al dolore che mi assale a tradimento e non mi fa respirare e devo mettermi a piangere lì dove sono sennò mi sento morire, in fondo, in un angolo, c’è tutta la mia rabbia.

Rabbia nei miei confronti, per prima cosa: per non essermi fatta rispettare, per aver creduto alle frottole raccontate divinamente, per essermi fatta ingannare, e umiliare.
Spesso.
Forse, a voler esser sinceri, sempre.

E poi altra rabbia.
Per ogni volta che non sono stata l’unica, e tanto lo avrei voluto che le budella mi si torcevano.
Per ogni volta che non ho fatto la domanda che volevo fare perchè non ne avevo diritto.
Per ogni volta che mi è stata raccontata una bugia, e io a crederci, come una cretina, perché ne avevo bisogno.
Per ogni volta che ho accettato l’inaccettabile, un fantasma di amore pur di avere qualcosa, umiliandomi nell’accettarlo, umiliandomi chiedendo di più, umiliandomi ricevendo dei rifiuti, o degli sguardi increduli.
Per ogni volta che ho creduto che qualcuno fosse migliore di me, valesse più di me e per questo mi sono fatta trattare come se non valessi nulla: una mendicante.
Per ogni volta che tornando a casa ho trovato il vuoto che mi aveva lasciato un incontro: un vuoto incolmabile, perché era stato un incontro declinato alla voce "possesso e collezioni".

Sotto il dolore, c’è un enorme vaffanculo.

Vaffanculo.

LA MUSICA, SI’

Strani giorni, viviamo strani giorni.
Nella voce di un cantante,
si rispecchia il sole,
ogni amata ogni amante.
Strani giorni, viviamo strani giorni.

Un passo alla volta.
E vediamo dove finirò.

E COMUNQUE

L’esclusiva, hai ragione, non è necessaria.

Ma aggiunge valore.
Arricchisce l’anima.

Fa la differenza.
Credimi.
Fa la differenza.

21 GRAMMI

Si dice, e ci hanno anche fatto un film, che pesando una persona prima che muoia e dopo morta ci sia una differenza di 21 grammi.
21 grammi tra la vita e la morte.
Non è un brutto pensiero: è la misura concreta di che cosa significa essere vivi: avere 21 grammi di più.

Mi fa anche pensare che la vita sia cosa leggera, proprio a me che la vita sembra sempre un carro da tirare a fatica.

A questo punto ci vorrebbe un ma, e infatti c’è un ma.
Il ma riguarda 21 grammi che ho perso, un giorno di qualche tempo fa, che saranno ventidue mesi.
21 grammi che mi hanno lasciato, pure senza che io smettessi di respirare.
21 grammi che ho provato a recuperare, e invece di 21 grammi mi sono trovata con qualche chilo – otto, direi – in più.

Tanti sforzi, tanti, per recuperare 21 grammi.
Un’inezia, vero?

Un’inezia che fa la differenza, si diceva oggi.

Per cui posso mangiare etti di pasta, chili di gelato, barattoli interi di Nutella, ma quei 21 grammi no, sono da qualche altra parte, e ancora non riesco a trovarli.

CATULLO

Amami quando lo merito meno,
perché sarà quando ne avrò più bisogno.

DE CORPORE

Il corpo prende il sopravvento, insegnandomi che non si può essere felici quando si sta male.
Insegnandomi che quando lo stomaco urla l’infelicità non conta nulla.
E che se ci facessimo caso, quando stiamo bene siamo già a metà del percorso sulla Strada.

Ma noi, esseri umani ingrati, di solito non facciamo caso al nostro corpo quando funziona.
Non facciamo caso alla gambe che non fanno male e ci reggono, allo stomaco che digerisce, alla testa che non duole, alle mani che funzionano, alla pancia che non fa male.

Solo quando abbiamo male, allora ci "illuminiamo"; capiamo il senso delle cose, capiamo la gerarchia delle cose, capiamo che la maggior parte dei nostri pensieri non hanno significato né senso.
Perché se il corpo non funziona, allora tutto va a posto da sé.

Poi, miracolosamente, il nostro corpo guarisce, e noi torniamo a essere infelici per motivi stupidi.