di Calexandrìs

IN FONDO

In fondo, oltre il dolore che se lo guardo è così tanto che mi sembra di annegarci dentro, oltre al dolore che mi assale a tradimento e non mi fa respirare e devo mettermi a piangere lì dove sono sennò mi sento morire, in fondo, in un angolo, c’è tutta la mia rabbia.

Rabbia nei miei confronti, per prima cosa: per non essermi fatta rispettare, per aver creduto alle frottole raccontate divinamente, per essermi fatta ingannare, e umiliare.
Spesso.
Forse, a voler esser sinceri, sempre.

E poi altra rabbia.
Per ogni volta che non sono stata l’unica, e tanto lo avrei voluto che le budella mi si torcevano.
Per ogni volta che non ho fatto la domanda che volevo fare perchè non ne avevo diritto.
Per ogni volta che mi è stata raccontata una bugia, e io a crederci, come una cretina, perché ne avevo bisogno.
Per ogni volta che ho accettato l’inaccettabile, un fantasma di amore pur di avere qualcosa, umiliandomi nell’accettarlo, umiliandomi chiedendo di più, umiliandomi ricevendo dei rifiuti, o degli sguardi increduli.
Per ogni volta che ho creduto che qualcuno fosse migliore di me, valesse più di me e per questo mi sono fatta trattare come se non valessi nulla: una mendicante.
Per ogni volta che tornando a casa ho trovato il vuoto che mi aveva lasciato un incontro: un vuoto incolmabile, perché era stato un incontro declinato alla voce "possesso e collezioni".

Sotto il dolore, c’è un enorme vaffanculo.

Vaffanculo.

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