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Mese: settembre, 2009

DOMANI

Che forse finisce il mondo.

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DORY

La Dory del titolo (e magari si scrive senza ipsilon ma con una italianissima i) è quella di "Alla ricerca di Nemo".
Un personaggio spettacolare, azzeccatissimo, che dietro a un’apparenza svagata e svampita racchiude il nucleo di saggezza dell’intero film.

Dory, non sapendo, non ricordando, si fida.
Si apre agli altri.
Non ha esperienze negative, e per questo continua a comportarsi come si comportano i bambini di tre anni, prima della prima delusione della vita.

Se incontriamo una Dory al cinema ci fa divertire.
Mio padre, lui in tutta la sua maestosa presenza, è come Dory.
Ha la splendida abitudine di dimenticare i dolori, ma, si intende, soltanto quelli degli altri.

Ti fa domande stupide, che ti mettono in condizione di dover ripetere la solita dolorosa spiegazione su come stai ogni giorno, perché si ostina a dimenticare sia come stai, sia il perché tu stia così.

Io, ogni giorno, devo riassumere a mio padre come mi sento, cercando di non essere troppo melodrammatica, cercando, al contempo, di dargli una visione di quello che sarà il futuro, se lui nel futuro ci sarà.

Ogni giorno ripercorro, nella telefonata con mio padre, le mie ansie, i miei dolori, la mia paura.
E cerco di minimizzarli, io, per lui.

Alla fine, Dory mi è simpatica.
Ma, giuro, non la faccio amica.
No.

A OGNI ILLUSIONE CORRISPONDE UNA DELUSIONE UGUALE E CONTRARIA
(si vede che ho studiato fisica, vero?)

Quando tu confessi una cosa che ti sta a cuore a qualcuno.

Un qualcuno che l’anno scorso ti ha abbondantemente riempito le orecchie con le sue storie di corna matrimoniali.
Un qualcuno che si è appoggiato a te.
Un qualcuno che ti ha fatto perdere tempo.
Un qualcuno che più volte ha magnificato la vostra nuova amicizia.

Quando il qualcosa che tu confessi è una cosa seria.
Una cosa grave.
Una cosa vera, con la concretezza che soltanto le cose vere hanno.

Quando questo qualcuno non si rende conto di come stai, o meglio, non è interessato a come stai.
Allora, e solo allora, scopri che non era un amico.
Che non era interessato.
Che non è una bella persona.
Che ti sei, vagamente, sbagliata.
Che probabilmente aveva altre mire e che non ci ha provato solo perché ha inequivocabilmente capito che non eri disponibile.

Allora ringrazi perchè non hai investito energia in quell’amicizia; e soprattutto ringrazi quella filosofia di vita che ti accompagna da un po’ di tempo e che ti insegna che l’unico modo per non rimanere delusi è non restare illusi.
Allora, invece di arrabbiarti puoi scuotere la testa, e le spalle.
Allora puoi scuoterti la polvere dai sandali di evangelica memoria, e andare avanti per la tua strada.

Perchè la strada è difficile.
E io voglio accanto soltanto persone di valore.

FELICI PER INTERPOSTA PERSONA

Serata davanti al computer, e mi guardo la prima serie d Grey’s anatomy.

Non so bene perché, ma  questa serie proprio mi piace, e ci trovo dentro tutto quello che riesco a metterci, e sono una che ci mette un sacco di roba.

Oggi si parlava di memoria, smemoratezza, perdita di memoria.
Insomma, Grey’s, se di là ci si potesse portare qualcosa, me lo porterei.

Come mi porterei la storia di Christina e Burke (quella di Meredith no, perché lei è davvero una gatta morta, e le gatte morte mi stanno cordialmente sulle palle) che è un fatto tutto di pelle e cervello, e sono due analfabeti affettivi che però insieme riescono addirittura a provare a volersi bene.

La cosa più notevole, comunque, è stata la puntata quattro, con quella coppia che sceglie di far vivere lui del tempo in più, in cambio, però, della perdita della memoria.
Deve essere terribile se una persona che ami ti guarda in faccia e non ti riconosce più.
Se non ricorda più qual è il tuo colore preferito, o dove vi siete visti la prima volta; quello sguardo che ti ha  fatto sciogliere e altre amenità del genere.
Terribile per chi ricorda, perché se non siamo visti, riconosciuti, allora a tutti gli effetti non esistiamo, a voler essere filosofi.

Ed è anche terribile per lo smemorato: è come se uno venisse resettato; e ci si chiede che senso ha la vita, se togli la memoria di quello che sei.
Che senso ha l’amore, anche, se togli la memoria di quello che si era insieme.

Io, oggi, per una persona che amo, lo scambio lo farei: tu in cambio di me; ci sto.
Vivi e cancellami; che se sei felice tu, se stai bene tu, allora, in uno strano modo comprensibile solo agli angeli e ai pazzi, allora sto bene anche io.

DELLAMORTE DELLAMORE

Non so perchè ma mi ricorda Dylan Dog e un mio compagno di liceo, che era in fissa e portava i fumetti a scuola.
Secondo me è un titolo di una puntata scritta da Sclavi, e magari si scriveva tutto staccato, ma non me ne ricordo.

Mi ricordo però che quell’anno era uscito il primo disco di Ligabue, e a un concerto, ad Albenga, saremmo stati 100 persone, ma a dire tante.
Molte molte molte di più sempre quell’anno eravamo presenti a un concerto di Luca Barbarossa, che a pensarci adesso fa ridere.

Insomma, pensieri liberi, con in sottofondo questo.

Secondo me per non aver paura della morte ci sono soltanto due strade.

La prima è amare, profondamente, veramente, con ogni microscopica parte di anima qualcuno.
La seconda è non amare assolutamente nessuno.

Solo così la incontri, la guardi in faccia e ti fai portare via, o guardi qualcuno che se ne sta andando, senza tremare come una foglia.

SOFFOCARE

Ho milioni di parole bloccate in fondo alla gola, mai dette per pudore, mai scritte per vergogna.
Ho milioni di lacrime ferme, dietro le ciglia, perchè non c’è mai il tempo, né l’occasione per versarle, per non parlare dell’inopportunità di fartele vedere, le mie lacrime.
Ho anni e anni di non detto che mi stanno qui, sullo stomaco.

Eppure, ancora uso la mia pazienza, tesso i fili della mia pazienza, per fingere con me stessa che sei un uomo di valore; che non menti anche se scrivi cose inverosimili; che sei l’uomo che ho amato, non un altro, non il mostro di finzione e superbia, e arroganza, e cattiveria che a volte traspare dalle tue parole.

Uso la mia pazienza.
Do fondo al mio affetto.

Dannazione a me.
Oltre tutto, ti voglio anche bene.

COME DIVENTARE BUONI

Io non sono buona.
Non sono generosa.
Non sono affatto certa di conoscere il significato profondo della parola amare.

Ho sempre più o meno fatto come sapevo, in modo istintivo; e spesso ho fatto male.

Il fatto è che sono emotiva.
Concedo a ogni persona che conosco un numero di bonus di carognaggine.
E poi concedo sempre, indistintamente, un bonus che vale per le cose serie, ed è reiterabile.

Io non sono buona.
Ma se la questione è seria, be’, su di me si può contare.

Io non sono buona.
E la maggior parte delle persone no, non lo è.
Però conosco una serie di persone che stanno meglio – molto meglio – di me.
Credo c’entri con il fatto che non si fanno troppi scrupoli.

Ecco.
Io non sono buona, ma mi faccio un sacco di scrupoli.
Forse potrei farmi meno scrupoli.
Forse dovrei.
Per quel che ci guadagno.

Parlando in generale, si intende.

DE AMICITIA

Giornata di libera riflessione sui segni che lasciano le persone sulle nostre vite.
Si diceva, settimane fa, prima che il mondo cambiasse, con un’amica: è strano come certe persone, pure così intime, scompaiano, e tu non sai nemmeno più in che luogo del globo si trovino.
Non sai più se sono vive, che cosa fanno, che cosa pensano.
Se, ancora, amavano le cose che amavano prima.

Una perdita radicale.

Superabile, tutto questo, se alla fine di un amore o di un momento di frequentazione assidua e di intimità si riesce a coltivare quel giardino prezioso e raro che è l’amicizia.

Ci va desiderio, per prima cosa.
Ci va pazienza.
CI va tempo.
Ci va interesse.
Ci va l’intenzione di lasciare un angolino minuscolo del proprio cuore a un altro, e che l’altro ci si annidi, e ogni tanto venga a bussare, chiedendo che gli sia aperto.
Ci va il desiderio, più profondo dell’amore di carne, di condividere parole, pensieri, momenti, vita.

Ci va affetto, quello più radicale e radicato, e profondo di quello che viene detto a parole.
Ci va un amore sublimato, un amore senza egoismo, un amore così profondo che non abbia a che fare né con il possesso, né con ciò che di solito noi chiamiamo amore.

Amicizia.
Difficile.

NON C’E’ VERSO

Ok.
Sarà che il cielo è grigio e minaccia pioggia.
Sarà l’autunno incombente.
Sarà la fatica dei primi giorni vissuti a mille.
Sarà l’energia che non c’è.
Sarà lo stato vitale basso.

Saranno tutte queste cose, insieme a tutte le altre che non posso scrivere, ché sennò diventano vere.

Ma sono triste.
Triste con una vaga vena di disperazione sotto pelle.
E non dimentichiamo la paura.
Sono terrorizzata, ecco.

LA SAGGEZZA DELLA PUBBLICITA’

La vita è fatta di priorità.
(Magnum Algida)

Lo ricordate?

Be’, è tra le mie citazioni preferite.
Per un’insegnante di letteratura non è male…