di Calexandrìs

ORGOGLIO DI CLASSE

Leggevo, poco fa, un commento a un mio commento, le solite menate sugli insegnanti incapaci, che non sanno che cosa vuol dire lavorare e si lamentano.

E pensavo, pensavo.
Pensavo che a scuola ci siamo andati tutti, ed è l’unica ragione per la quale ci sentiamo in diritto di giudicare un lavoro che, da dentro, da insegnante, non conosciamo.
Nessuno di noi spiegherebbe mai a un idraulico come riparare un tubo, ma a fare gli insegnanti, pare, sono tutti capaci.

Allora, facciamo ordine, con un paio di premesse.
Non tutti gli insegnanti sono bravi, ma questo non mi pare un grande scandalo: non tutti i dentisti sono bravi, e nemmeno tutti i muratori, lo sono.
Anche se poi, quando si parla di gente che lavora "sul serio", tutti a dire che loro sì, loro lavorano con tutte la maiuscole e le sottolineature del caso.
Invece, pare, gli insegnanti, no.

Intanto.
Per fare l’insegnante occorre laurearsi: prego, accomodatevi.
Poi occorre (oggi sempre di più) abilitarsi, con concorso o altri esami: ri-prego, accomodatevi.
Poi occorre sapere che avendo a che fare con dei ragazzi non puoi MAI, MA DICO MAI, fare come ti pare.
Intanto non puoi mollarli lì perchè ti scappa la pipì, e nemmeno perché devi fare una telefonata personale: semplicemente, aspetti.
Poi devi sapere che non puoi dire quello che ti passa per la testa.
E che quando un ragazzo ti fa girare le palle (e uno per classe lo trovi sempre) non puoi né mandarlo a quel paese, nè ignorarlo, né dargli un ceffone: devi cercare una strategia, che a volte è facile da trovare, ma sempre, e dico sempre, richiede fantasia ed energia.

Poi devi studiare, magari non tutti i giorni, ma MOLTI giorni.
Devi studiare, inventare cose nuove, cercare nuove strade, nuovi modi per interessarli, per fargli imparare delle cose, perchè il tuo obiettivo non è bocciarli, ma promuoverli, e che se lo meritino, magari.
Poi, alla fine, i ragazzi ti devono piacere; non devi essere troppo amichevole, nè troppo severa; devi essere ferma, ma giusta; devi dimenticarti che ti hanno fatto incazzare quando correggi le loro verifiche (verifiche che devi inventare, magari diverse altrimenti è troppo facile copiare).

A questo aggiungi i genitori, che a volte sono peggio dei loro figli.
E la maleducazione imperante, che colpisce tutti, adulti, ragazzi, docenti e genitori.

Sì, io non mi vergogno.
Quando faccio cinque ore di lezione sono più stanca di quando stavo nove ore in ufficio.
E quando ho delle classi difficili mi viene mal di testa.
E quando la giornata è faticosa il pomeriggio vado a dormire.
E lavoro sul serio, cazzo.

Se invece credete che sia una specie di vacanza, prego: venite a provarli i vostri figli/cugini/fratelli/nipoti.
Venite a vedere come si fa.
Venite al mio posto, fate il mio lavoro, e poi mi raccontate.

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