di Calexandrìs

IL NON ELOGIO DELLA NORMALITA’

Il fatto è che non credo che sia un pregio essere normali.
Il fatto è che credo che dopo una settimana passata a correre qua e là, a essere puntuale al lavoro, inappuntabile con i miei allievi (o almeno, più inappuntabile che riesco), disponibile con gli amici, attenta alle esigenze di chi mi sta intorno, ecco, io ho bisogno di pace.

Ho bisogno che non ci sia una regola che mi vuole in piedi alle 9 e a pranzo alle 12 e 30.
E soprattutto ho bisogno che non ci sia una regola che si debba cucinare e mangiare a orari stabiliti ogni giorno.
Mi piace godermela, ecco.
Alzarmi con calma, ascoltare la radio, fare colazione in pigiama, fare un doccia lunga, e poi con calma decidere se cucinare o andare a pranzo fuori, che sei seduta e c’è qualcuno che ti serve e ti riverisce.
Insomma, coccole.

Per non parlare poi di ritirare la biancheria appena asciutta, ripiegarla e metterla a posto un secondo e mezzo dopo che viene ritirata; caricare la lavastoviglie con ancora la frutta da finire.
Cose così.

Trovo che una vita così – una vita in cui ci si fa il culo durante la settimana a lavorare e durante il finesettimana a casa – sia una vita da schiavi.
E a me non piace.

Io non sono normale.
E mi piace non esserlo.
Anche se – ho capito – questo significa che rimarrò solissima, praticamente per sempre.

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