di Calexandrìs

TORINO E DINTORNI

Se la guardo attraverso gli occhi di uno di Milano, come oggi, Torino mi sembra bellissima.
La vedo, con le sue lucine già accese alle cinque, che viene buio presto; con i suo alberi, i suoi parchi che anche spogli danno l’idea del rigoglioso.

La mia vita.
Se la guardo con gli occhi di uno che ha provato a uccidersi, e più di una volta, mi sembra meravigliosa.
Con tutti i suoi difetti, con tutta l’invidia per chi è diverso da me, con tutta l’invidia per chi ha cose che io non ho.

Una mensola, stamattina; una mensola mi ha fatto ammettere la mia invidia.
A volte basta una mensola con trucchi e la schiuma da barba a fianco per farmi sentire un grumo nello stomaco che non scende.
Una cosa quasi come se volessi davvero condividere una mensola del bagno con qualcuno.

Poi, la cupola.
La cupola, sì, è stata un colpo basso.
Mi ha ricordato quando avevo un vestito rosso e toccavo il cielo.

Il fatto – quello resta immutabile – è che non indosso più vestiti rossi.

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