di Calexandrìs

PADRI

Non so bene quando, ma mio padre è diventato vecchio.

E’ stato un processo lento e invisibile, che d’un tratto, senza avviso, è diventato realtà.

Ha gli occhi sperduti dei vecchi, ha le paure che hanno i vecchi.
Ha le gambe, da vecchio: magre, nervose, senza più muscoli.

Mi guarda e vedo che chiede aiuto, pur senza avere il coraggio di pronunciarne la parola.
Rifiuta che io sia più forte di lui, ma lo sa: in fondo, lo sa.

Quello che non sa, di me, è tutto il resto: come sto, quello che penso, i miei sogni, e via di seguito.
Queste sono cose che non sa.
Sa di me che ho la forza degli anni, e quella delle gambe.
Pensa che io abbia la forza del futuro, che è una grande forza.

Io lo guardo senza avere il coraggio di guardarlo negli occhi, perché ho paura di quello che ci vedo dentro, e gli parlo di tutto tranne che di ciò che dovrei parlargli davvero.
E se ci penso, in sere come questa, mi commuovo.

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