di Calexandrìs

RETI

Le reti funzionano così: che se sta male uno stanno male tutti.

Così, se qualcuno è triste, sulla sua rete saranno tristi tutti, senza un perché.
Un brutto sentire.

Ma se qualcuno è felice tutti si sentiranno meglio, senza un perché, ma meglio.
Un bel sentire.

Insomma, sono alle prese con una persona che sta male, e che, coincidenza vuole, è sul nodo più stretto della rete, essendo mio padre e non il mio vicino di casa.
E sono prosciugata anche io da questo stare male, perché lui, come fanno tutti quelli che stanno affogando, fa il suo sporco lavoro: prova ad affogare anche me.

Io mi tengo più lontana che posso, ma non è abbastanza lontano.
Io mi tengo più fredda che posso, ma non potrò mai essere abbastanza fredda.
Io vorrei fregarmene, ma non sono abbastanza cattiva.
E vorrei fare qualcosa di meglio, ma non sono abbastanza buona.
E forse nemmeno abbastanza brava.

E forse non c’è niente da fare, perché deve aiutarsi da sè, e se non ci riesce allora Darwin deve fare il suo corso.

Ma in sere come queste mi manca mia madre, che la sera che le diagnosticarono il cancro io e lei mangiammo una pizza alla marinara, e che prima che morisse abbiamo riso tanto, più di sempre.
Mi manca perché anche se nemmeno lei potrebbe fare nulla, sicuramente alzerebbe gli occhi al cielo dietro le spalle di suo marito depresso, e mi guarderebbe con quello sguardo furbo che sostanzialmente significa che palle.

E per un attimo mi sembrerebbe tutto facile.

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