di Calexandrìs

LE COSE SONO CAMBIATE

La solitudine si fa profonda, e come un mantra che ha sempre funzionato mi è venuto in mente il tuo numero di telefono.

Non è che ci abbia pensato, no.
Ho aperto la porta della casa, buia e vuota, e ho subito immaginato di chiamarti.

Poi?
Poi è accaduto che improvvisamente ti ho "visto"; per un istante ho visto come sei e non come ti ho sempre sognato.
Ti ho immaginato, davanti al pc, che batti sui tasti lettere seducenti per donne da sedurre.
Ti ho immaginato con la ruga in mezzo agli occhi (come amo qulla ruga in mezzo agli occhi, quanto la amo e quanto l’ho amata) che cerchi di comprendere, psicanalizzare, "sentire" la donna dall’altra parte, chiunque ella sia, perché c’è sempre una donna da qualche parte.
Ti ho immaginato scriverle un programma a cui non si può dire di no; ti ho immaginato mentre accendi le candele rosse, prepari l’alcova alla nuova venuta, scegli i film e la musica per lei, esattamente come facevi con me: gli stessi film, gli stessi libri, la stessa musica.

E ho smesso di sentirmi unica.

Finora mi sono sempre sentita unica, con te, anche quando la mia unicità era quanto meno condivisa con altre due, tre donne; eppure mi sentivo unica ugualmente.
Ma stasera, cercando una soluzione, un sollievo, desiderando una voce amica, mi sono sentita una delle molte, moltissime: non speciale, non unica, nemmeno rara.
Una delle.

Allora ho pensato che è meglio sentirsi soli da morire, piuttosto che essere una delle.

Credo di cominciare a capire il significato della formula magica che recita "volersi bene".

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