di Calexandrìs

36?

Ecco.
Una arriva a trentasei anni che ha fatto tutta una serie di esperienze, è sopravvissuta a tutta una serie di dolori – grandi e piccini – sa di essere abbastanza corazzata.

Proprio grazie alle esperienze fatte decide di curare immediatamente il dolore che sente, perchè non vuole che incancrenisca, che si trasformi di nuovo in una palude da cui è impossibile uscire, e in cui si fanno sciocchezze incredibili pur di sopravvivere.

Ebbene, mentre è lì e sta facendo questa sana cosa per se stessa, questa donnina che sarei io scopre che dentro la trentaseienne con le tette vive prepotente una bambina di tre anni che non si è mai sentita amata, che non si è mai sentita sicura, che non si è mai sentita sostenuta, ma che si è sempre sentita sola&abbandonata.

Così, in una seduta di terapia trascorsa principalmente piangendo, una donna di trentasei anni comprende che tutti i suoi sbagli, che tutte le sue paure, che tutti i suoi problemi sono figli di una bambina non felice che, suo malgrado, si porta dietro.

Ora, se la bambina fosse felice probabilmente sarebbe cresciuta insieme a lei, e adesso avrebbe magari non trentasei anni esatti, ma – che ne so? – una ventina; sarebbe più ragionevole, non dovrebbe dormire abbracciata a un peluche, per esempio.
Invece la bambina infelice si è acquattata dentro questo contenitore che sono io e chiede da sempre a gran voce amore, attenzione, cura: tutte cose che non ha mai ricevuto – e che quindi non ho ricevuto nemmeno io al momento e dalle persone giuste (i miei genitori, per esempio?) – e che non può ricevere da me perchè sono cose che io non conosco.

Quindi la sfida è questa: prendere per mano la bambina, e farla sentire amata, e imparare ad amarla; e imparare ad amare.

E mi pare che questa sia la cosa più importante che io abbia mai dovuto fare in vita mia.
E mi pare che questa sia l’occasione giusta per farlo.
E mi pare che da questo dipenda tutto il resto della mia vita.

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