di Calexandrìs

RUOLI

Allora c’è questa collega di una cinquantina d’anni, con due figli gemelli che sembra la madre dei Gracchi.

I ragazzi sono di maturità quest’anno, e invece di manifestare tutta la strafottenza e l’indifferenza tipica della fascia d’età, da sempre sono dei figli modello: chiamano se ritardano, raccontano i dettagli delle loro vite e dele loro amicizie, evitano di uscire troppo spesso per evitar di far dispiacere alla loro madre.

I miei colleghi e soprattutto le mie colleghe figliate la guardano con uno sguardo di incredula invidia, e lei gongola.
Lei è sposata di un matrimonio passionale e infelicissimo, e ha la maturità emotiva di una ragazzina di sedici anni, forse qualcosa in meno.

Quando i bambini avevano una decina di anni scarsi hanno scoperto che il loro padre metteva sistematiche corna a mammà, l’hanno confidato a lei che invece non aveva capito niente, le hanno dato consigli in diretta e in differita (la maggior parte dei quali era "lascialo che non va bene per te").
Lei non l’ha lasciato, si è lasciata tradire un’altra volta (e ancora i ragazzi, stavolta più grandicelli, a consigliarle di avere la dignità di cacciar fuori a calci nel culo quell’imbecille del padre).
Niente.

Ora sono cinque anni che lei è arrabbiatissima, ma continua a essere sposata.
E la sua gioia sono i suoi figli, che si prodigano per farla sentire come dovrebbe farla sentire invece il marito, cioè amata.

Io ascolto, penso che non ci sia nulla di peggio per un ragazzo che far da genitore ai propri genitori, mi viene in mente Lo Strappacuore di di Vian, guardo di sottecchi lei che gode delle attenzioni dei suoi figli e le occhiate desiderose delle madri a cui ne parla.

Io, se avessi la chiave giusta, libererei quei ragazzi dalla gabbia in cui vivono, inconsapevoli.

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