lacasadelsole

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Mese: marzo, 2010

A VOLER ESSERE PRECISI

Il fatto è che sono già partita, anche se non è detto che io parta.

Immagino già la casa, le nuove abitudini, le nuove strade.
Immagino il sole che entra da un'altra finestra.
Immagino l'odore di un altro fiume.
La cupola di un'altra città.
Immagino di sentire un altro accento, e di perdermi per vie complicatissime, mai parallele.

Ora i casi sono due:
o riesco a forzare così tanto il destino che tutta questa immaginazione diventerà realtà, o la smetto immediatamente prima di crederci così tanto che una delusione sarebbe troppo dolorosa.

BUONA SERATA

http://www.youtube.com/watch?v=WdiDHxfaM3E

CONSIDERAZIONI

Navigavo, un secondo fa, su FB.

E leggevo l'esultanza di un mio ex studente, che ha compiuto 18 anni a novembre.
Scrive: "una macchina tutta mia, finalmente".

Ecco, finalmente.
Finalmente?

Allora, facendo due calcoli: ha compiuto 18 anni a novembre, si è iscritto a scuola guida, poi ci sono state le vacanze di Natale, avrà preso la patente a febbraio.
Un mese, e zac!
Automobile.

Finalmente?
Perché, ha forse aspettato?
Si è gustato l'attesa?

Come quando mi raccontano delle ragazze che incontrano nei locali, o a ballare.
La regola è: prima ci vai a letto insieme, poi se capita ti innamori, poi stando insieme la conosci.
Tutto il contrario, no?

A me sembra tutto il contrario.
Una volta – sarà stato tre mesi fa – lo dissi a un gruppetto di una classe non più mia.
Mi dissero che parlavo così perché non sapevo, perché ero vecchia (non hanno usato la parola vecchia perché sanno che li avrei presi a testate, ma hanno inteso antica), perchè "non ci sono più le ragazze di una volta" e "la vita bisogna godersela", "non bisogna chiudersi" e via così.

A me, però, che sono vecchia evidentemente, un mondo in mano a gente che non sa aspettare sei mesi un'automobile e una settimana un bacio non piace.

Mi fa pensare a certa politica.
Però questo blog non parla di politica, quindi mi astengo.

LETARGO

Ieri notte ho dormito un sonno plumbeo, nero e senza sogni che mi ha lasciato intontita.

Oggi pomeriggio, arrivata a casa prima del solito, ho optato per un sonno ristoratore.
Mi sono svegliata dopo tre ore.

E' come se, improvvisamente, sentissi la fatica di questi mesi e anni e me ne volessi liberare una volta per tutte.

E – va detto – bene così non ricordo di avere dormito spesso.

E ORA?

Ora, temo, mi si esaurirà la vena scrivente.

Senza dolore credo di non essere capace di scrivere nemmeno una riga…

PACE

La pace è scesa improvvisa, leggera come una copertina di lana ai primi freddi; come la brezza di primavera che entra dalle finestre lasciate aperte nelle giornate di sole.

Tu sei così come sei.
Io sono così come sono.

Tu hai fatto come ti sentivi in quel momento.
Io ho fatto come mi sentivo in quel momento.

Non c'è bene, non c'è male.
Ci sono cose, e basta.

Sento scivolare via la rabbia, l'impotenza, il rancore, l'aggressività.
Potessi, ti abbraccerei.

Buona vita.

E SE?

E se ci incontrassimo oggi, ci piaceremmo?

Se, non sapendo nulla di te, ricevessi una tua mail, come quel giorno, ti risponderei, come quel giorno?
Saprei riconoscerti se ti incontrassi per strada stanotte?
E tu riconosceresti me?

E se ti incontrassi domani, scendendo da un treno, mi innamorerei ancora di te?
E lascerei quello che c'è nella mia vita per te?
Crederei ancora alle tue sapienti parole?
Sognerei ancora un futuro impossibile con te?

Io sono certo cambiata molto; e tu, tu ti vanti di cambiar continuamente.
Ma le nostre anime?

E se sognerò, stanotte, sognerò di te?

Mi piacerebbe fare la prova, a volte…

REGALI

C'è il sole, fuori e dentro la mia casa.

Due bei regali.

(ogni volta che guardo il mio sole penso a quanto sono stata fortunata…)

RIASSUNTI

Ho davanti la cartina di Berlino e faccio programmi.

I vicini di casa stanno facendo – piuttosto rumorosamente – l'amore.

Oggi ero bella, e sono soddisfatta.
Nonostante.

Che bella parola, nonostante.

Soundtrack: http://www.youtube.com/watch?v=tkmNkb_1dGM

SOLUZIONI?

Forse l'unica verità assodata è che la mia vita è stata così a lungo così triste che avevo bisogno di sentirmi raccontare delle favole e crederle vere.

E ho creduto proprio a tutto.
Parola per parola.

(come fanno i bambini, prima di scoprire che Babbo Natale, ahimé, non esiste)