di Calexandrìs

MEDEA

Quindi c'è, la rabbia.

Dopo così tanto tempo ne sono ancora immersa.
Una parola basta a stracciare centinaia di giorni di lavoro solitario, di attitudine alla benevolenza, di pensieri buoni, e positivi.

Basta una parola e mi trasformo in un'Erinni.
E toglierei lo scalpo di chi mi ha fatto soffrire, sapendolo, sentendolo il mio dolore; studiandolo, il mio dolore.

Basta una parola e la me "luminosa" lascia spazio alle forze oscure, e alla rabbia che mi pervade, e non mi fa respirare.
Vorrei distruggere i ricordi, per liberarmi dell'odio.
Vorrei tornare indietro e fare cose diverse: graffiare facce, tirare calci, allontanare sanguisughe.
Impedirmi di diventare quello che sono diventata a causa della mia testardaggine a voler sempre prendere la strada più panoramica, e più pericolosa.
E sbagliata.

Vorrei tornare in un bozzolo caldo fatto di amore e tenerezza.
Oppure lasciare uscire la strega che è in me e avvelenare i raccolti di chi mi ha ferito; e vederli piangere.

Basta un graffio sulla corazza lucente, ed esce un mostro che nemmeno so di ospitare.
Se non trovo un modo per farlo sfogare ho paura che finisca per soffocarmi, o avvelenare me.

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