di Calexandrìs

FILI CHE SI SPEZZANO

Arrivò a casa che aveva tre settimane, e io meno di venticinque anni.
Compreso di coda non era lungo quanto la mia ciabatta.
Aveva, però, i baffoni lunghi e arquati, perfetti; gli occhi azzurri dei cuccioli, e la voce petulante.
Accompagnava ogni passo con un miagolio tanto fastidioso quanto tenero.
Si addormentava giocando, crollando come tutti i cuccioli da un momento all'altro, e amava passare le giornate nella tasca della tuta che indossavo in casa.

Nel giro di qualche mese si gioco un tot delle sue sette vite a causa di un collasso glicemico e un trauma cranico; poi toccò ai soliti vermi, e alle frequenti zecche.
Poi fu la volta dei meno frequenti pidocchi e della tegna, rarissima, davvero.

Dormimmo insieme, testa a testa, per anni.
Io lo mettevo ai piedi del letto, e lui, leggero e silenzioso si nascondeva sotto i miei capelli.
Ho sempre pensato che si pensasse bambino e non gatto, perchè mangiava con le mani, e dormiva rigorosamente con la testa sul cuscino, e a pancia in su.

Si perse un altro pezzo di vita con la sindrome urinaria felina, che si trascinò per tutta la vita.

Per il primo anno almeno visse in simbiosi totale con me.
Io studiavo, e lui sulle mie gambe.
Io scrivevo, e lui giocava con la matita.

Quando cambiai casa, lui scelse in autonomia di stare con mio padre; sostanzialmente non l'ho mai perdonato del tutto, perché mi aveva lasciato, tradito.
Ma poi li vedevo felici, che si facevano compagnia, e avevano un rapporto meraviglioso, cercandosi continuamente.

Quest'estate avevo capito che non stava bene; questo inverno esplicitai dubbi e preoccupazioni: ma di fronte all'ottimismo che lo circondava chinai facilmente il capo, perchè pur sentendo profondamente che era malato non volevo ammetterlo.

Nell'ultima setitmana – ci hanno detto stamattina – era diventato cieco, e viveva in un terrore continuo, aggredendo ombre senza volto, senza riconoscere gli odori.
Per questo, amandolo molto, pietosamente ho scelto di accomagnarlo a morire.

Con lui scompare l'ultimo filo di una vita passata, la me che sono stata e che non sono più.

Corri felice nel paradiso dei gatti, Napoleone, piccolo mio.

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