lacasadelsole

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Mese: maggio, 2010

LA FINE DEL MONDO

L'Apocalisse arriva con un numero rosso su fondo nero.

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PENSIERI

Così ieri, dopo una cena luculliana, andiamo a vedere la Luna che sorge, ed è rossa.
Per farlo abbiamo attraversato il fitto buio di un bosco, attenti a non lasciarci le caviglie; parlando, anche troppo, per distrarci dalla paura del bosco di notte con i suoi rumori strani.

Sulla terrazza di roccia che guarda la valle ho respirato la luce della Luna, e ho visto il brulichio degli uomini che si affannano per non arrivare alla fine da nessuna parte.
Ho lasciato che la brezza mi cullasse e a occhi chiusi ho ringraziato la Vita, che mi ha dato la possibilità di esserci, qui e ora con queste gambe e questi occhi e queste orecchie e tutti i miei difetti a cui sono affezionata.

Siamo tornati indietro storditi dagli odori inusuali e dalla terra bagnata.

Poi, al ritorno verso la città, ascoltavo i Muse.

E pensavo a quando ero di qualcuno, e avevo un posto nel mondo.
E pensavo a un bosco ancora più buio, a una discesa a rotta di collo in mezzo al nulla, a due mani che mi tenevano e non mi lasciavano cadere, a due occhi che mi leggevano dentro.

Non sono mai stata più felice di allora.
Non sarò mai più felice di allora.

http://www.youtube.com/watch?v=5dAQ9Vsi4t0

Let's start over again
Why can't we start it over again
Just let us start it over again
And we'll be good
This time we'll get it, get it right
It's our last chance to forgive ourselves

SABATO DEL VILLAGGIO

Io alla domenica ho sempre anteposto il sabato, giorno di dolce far niente ma anche di incontri, uscite e shopping.

Ma poi, in sabati come oggi, mi alzo con il mal di testa, il frigorifero ha l'eco da tanto è vuoto, Rai Movie propone film come su un nastro trasportatore, e io vorrei essere vitale, e scrivere.

Invece non sono affatto vitale, e starei tutto il giorno a macerarmi sul divanino.

MANIFESTO

Mi piacciono le cose fatte per bene, le automobili parcheggiate diritte e non in doppia fila, le code rispettate.

Mi piacciono – anche – le regole, che rendono la vita semplice; o almeno dovrebbero.

Mi piacciono le persone che cambiano idea perché dimostrano di essere intelligenti, ma che rimangono coerenti con loro stesse perché sanno chi sono.
Mi piace fidarmi e sapere che posso farlo.

Mi piace lavorare.
Mi piacciono le persone che lavorano; e mi disturbano – assaissimo – quelli che fanno finta di lavorare e invece.

Mi piace pensare che a fare le cose per bene c'è più gusto, e che a fare le cose male e a farle bene ci si mette lo stesso tempo; e allora tanto vale farle bene.

Mi piace quello scritto, credo fosse di Martin Luther King, che parla dell'importanza di essere lo spazzino che spazza perfettamente il marciapiede; e che questo contribuisca a fare più bello il mondo.

Mi piace la raccolta differenziata, e le persone che sorridono; mi piacciono i biglietti dell'autobus obliterati.

Mi piace rispettare la legge.

Ecco: vorrei vivere in un paese in cui la legge sia rispettata.

DECISIONI STORICHE

Ho un nuovissimo Netbook Asus, blu metallizzato, regalo di compleanno.
Quando ho aperto la scatola e l'ho visto, per un lungo istante non ho saputo che farmene, che per un regalo così importante è anche una cosa brutta.

Ora ho deciso.

Ci scrivo un libro.

LA SAGGEZZA DEI 37

A diciassette anni sapevo tutto.
I miei compagni di classe mi stavano cordialmente sulle palle: odiavo il loro modo di non prendere sul serio le cose (io, invece, mannaggia a me, mi sono sempre presa molto sul serio e ho sempre preso tutto molto sul serio) e il loro modo di vivere da furbetti.
Ero, a modo mio, un'asociale.
Non contava che fossi anche integratissima a scuola, no.
Contava che vivevo tra due mondi, e lo capivo: da una parte il "giusto" e dall'altra quello che facevano tutti.
Sceglievo il "giusto" o quello che credevo fosse tale, ma mi sarebbe piaciuto essere dall'altra parte.
Magari senza sentirmi in colpa.

A ventisette anni sapevo più di tutto.
Gridavo ad alta voce la mia verità, e non sapevo scendere a compromessi.
Non ascoltavo i buoni consigli di chi mi stava vicino, e non sapevo nemmeno trarre insegnamento dai cattivi esempi.
Credevo di avere una strada sola e che fosse l'unica possibile.
Ci credevo.
E odiavo, di un odio folle e irrazionale, tutti quelli che non vivevano come me.

A trentasette anni non so più nulla.
Sono ancora abituata a dare etichette, certo, ma ho imparato a cambiarle, continuamente.
Vedo dietro le persone che alzano la voce per affermare le loro idee grande insicurezza, e in chi si comporta male grande infelicità.
Non mi permetto di giudicare i ragazzi, e raramente lo faccio con gli adulti.
Ognuno – di solito – fa ciò che può.

Invecchiare non è così male, no?

MOMENTI IMPORTANTI

Arriva sempre, quando stai con una persona, il momento in cui capisci perché l'hanno lasciata tutte le altre.

FREUD

Ora, non è che di analisi si debba vivere, e poi Freud ci ha anche un po' fracassato le palle, però l'aneddoto psicanalitico ci sta proprio bene.

Dunque.
Martedì e mercoledì vita festeggiante causa mio geneatlico, si era deciso un appuntamento tra me e il genitore ieri, giovedì.

Lui l'ha dimenticato.

Ecco.

Le conclusioni traetele liberamente voi.

37

Divento vecchia, certo.
Ma è un numero primo.

Sono belle cose, no?

SCIOCCHEZZE

Ci pensavo oggi, mentre in macchina tornavo da scuola, o forse ci andavo.

Il mio inverno è stato cadenzato da malattie, sospettate e reali, non ultima la depressione di mio padre.
Depressione che mi ha portato alla terapia, che sta dando buoni frutti, perchè poi il male non vien per nuocere, e si sa.

Però, dopo che ho visto il genitore ieri sera, qualcosa di amarezza mi è rimasta dentro.

E oggi pensavo a che cosa fosse questo pezzetto aguzzo che mi mordeva il cuore.

Certo è il fatto che lui – come avevo giustamente profetizzato, per altro, niente di inaspettato – ha archiviato la morte del mio/suo gatto con un "da quando non c'è più, la casa è molto più pulita", mentre io entro in quella casa e mi aspetto tutti i momenti che il micio esca fuori per carezzargli il pelo soffice.

Ma, di più, molto di più, il fatto che ieri, in uno slancio affettivo assolutamente irrazionale e irragionevole mi è venuta voglia di abbracciarlo, mio padre.
E lui si è scansato.

Lui, si sappia, è refrattario a ogni contatto fisico affettivo, perchè si imbarazza.
Ma quando stava male, quando era profondamente depresso, quando aveva deciso che si sarebbe lasciato morire e tutto il resto del mondo avrebbe potuto andare a farsi fottere, allora sì che mi abbracciava, anzi, si faceva abbracciare.

Sciocchezze, certo.
Infatti non è che sono triste o chissà che.
Ma mi è rimasto questo brutto gusto addosso: il gusto di essere figlia di una brutta persona.