di Calexandrìs

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI

Dovessi dire che me la ricordo nei dettagli, la mia notte prima degli esami, mentirei.

So di per certo che andai a dormire presto ed entrai in quella spirale terribile del "devo dormire che domani devo essere riposata", salvo poi non dormire affatto per l'ansia di dover dormire.

Al tema ero tranquilla al punto da esser superba: sicura di far bene, feci maluccio.
Tutti aspettavano Verga, infatti uscirono Corazzini Moretti e Palazzechi, condannandomi a un futuro odio per i crepuscolari che dura tuttora.
E il povero Corazzini che si chiedeva che cosa voleva dire essere un poeta divenne uno che per fortuna era morto giovane così non aveva fatto altri danni, per esempio finire in altri temi di altre maturità.

Le tracce le dettarono, perchè la tecnologia c'era ma era considerata un lusso inutile.

Il giorno dopo, matematica.
Lì sì, un'ansia che non si può spiegare.
Ci guardavamo l'un l'altro, in attesa delle tracce e dicevamo "non fa male".
E infatti non ne fece, o almeno non più di tanto.

Poi ci furono gli orali, e, come per miracolo, tutto finì.
Con l'esame, poi, finirono amicizie che sembravano saldissime ma non lo erano, e storie d'amore nate tra i banchi che soltanto tra i banchi avevano senso si esistere.

C'erano le lire, era il 1992, nessuno aveva ancora il cellulare, e i miei genitori dovettero aspettare che tornassi a casa per sapere come era andata.
C'era soltanto un membro interno, e non era nemmeno particolarmente brava a difenderci.

Furono commesse ingiustizie epocali, come a ogni maturità che si rispetti.

Alcuni miei compagni di allora ricordano quel momento come quello più felice della loro vita, il momento in cui tutto era ancora possibile.

Io, invece, sono davvero contenta di essere andata avanti, e di non ricordare quasi nulla.

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