lacasadelsole

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Mese: luglio, 2010

LA FUNZIONE ESPELLI

Dopo innumeri esperienze, prendo atto di non avere la funzione “espelli” nella mia vita.

Se sei stronzo con me non ti accoltello, non ti uccido, non ti mando nemmeno a quel paese.
Credo di meritarlo, in un modo perverso non meglio identificato, e te lo lascio fare.

Di più.

A tratti, se sei stronzo con me ti capisco, in parte approvo; e più sei stronzo, più mi attacco.
E più mi attacco più mi convinco di essere innamorata di te.
E più mi convinco di essere innamorata di te e più sei stronzo.

Così, in una spirale senza fine.

Ora, chi si intende di terapia questa aberrazione qui la chiama “complesso di Edipo/Giocasta irrisolto”, che alla fine fa di me nemmeno una novità psicanalitica, ma una dei milioni di donne con rapporto difficile con il padre che trasferiscono queste difficoltà sui partner.

Questo significa, quindi, che se soltanto mio padre fosse stato un padre degno allora io avrei una vita amorosa lieta e felice?
Questo significa che probabilmente non avrò mai una vita amorosa lieta e felice?

Più passano gli anni e le esperienze, più capisco quanto nella vita sia importante sostanzialmente usare due parole: no e vaffanculo.

(insegnatele a tutti, fatemi questa cortesia; e il mondo sarà un luogo più felice)

ALLA FACCIA DELLE PILLOLE DI SAGGEZZA

Dalla libreria mi guardano libri importanti, che mi insegnerebbero a vivere, se solo mettessi in pratica quello che con il cervello so.

E ho tutta la casa piena di frasi, di ammonimenti, di pergamene buddiste, anche, che mi invitano a non lamentarmi, a guardare avanti, a prendere in mano la mia vita; mica patate.

Però dentro, in fondo a me, in un punto imprecisato tra lo stomaco e il cuore, c'è una me stanca, che non riesce a fare nemmeno un passo senza sognare di fermarsi e dormire.
Una me che non vuole più far finta che le cose vanno bene o potrebbero andare bene se solo facessi "le cose giuste".
Perché la me di cui sopra è anche piuttosto stanca, delle "cose giuste".

Quindi ho in programma di fermarmi, e andare a fondo.
E rimanerci tutto il tempo necessario per tornare a galla.

O anche non tornare; che tanto in questo universo meraviglioso fatto di stelle, che io ci sia o non ci sia e come stia è ininfluente, diciamolo.

RIVOLGIMENTI

Uno è qui che sogna e scrive di una storia leggera e impossibile ma che fa sorridere di un sorriso giovane e leggero, e ha una colonna sonora rap.

Poi, così, d'un tratto, un giorno, accade che tutta la vita "vera", quella che avevi chiuso fuori dalla porta, bussa con forza e ti trovi in mezzo alle ennesime macerie dell'ennesimo pezzo della tua vita che non va bene.

Sempre lo stesso, per altro.

Così ti accorgi che la storia leggera di prima, il cui dolore in confronto a questo non era che un solletico sotto i piedi, aveva il compito – probabilmente – di distrarti da questo dolore, che presentivi sarebbe arrivato.

Così, ora, hai almeno un cucchiaio di miele per addolcire questa pillola amara.

ECONOMIA

Il prezzo lo fa il mercato.

Se io per te attraverso la penisola perchè – che so? – abiti a Catanzaro, per vederti un'ora e mezza significa che tu vali per me tutta quella strada quel tempo quell'energia quella fatica.

E mi viene da chiamare questa spesa amore.

Se io per te vengo a scalare l'Annapurna (chissà come si scrive, poi) perchè tu senza scalare un ottomila all'anno non ce la puoi fare, tu, per me, vali l'allenamento il rischio l'energia di una cosa così.

C'è del valore, non necessariamente della rinuncia o – peggio – del sacrificio.
C'è del valore.
Ti faccio vedere che ti amo che ti voglio che ti faccio entrare nella mia vita entrando io nella tua.

Se io per te non smetto nemmeno di mettermi lo smalto che ti fa allergia, ha senso che ci scambiamo parole o gesti d'amore?
Se odi l'arancione e allora non vieni a casa mia perché ho le tende arancioni e ti viene l'ansia puoi poi dirmi che mi ami?
Puoi chiedermi di venire sull'Annapurna e poi non accettare le tende arancioni?

Questo, questo è quello che definisce il prezzo.
La domanda è sempre quella: cosa sei disposto a perdere?

La mia migliore amica si è sposata ad aprile; due volte con lo stesso uomo.

Ora è incinta.

Io.
Io faccio una vita del cazzo.

"A mia volta mi fido del mondo, non ti dico le botte che prendo, non c'è modo di starsene fuori da ciò che lo rende tremendo e stupendo."

DOMENICA?

Ve lo dico.
Qui, oggi, si cresce a ritmi vertiginosi.

Per dire: ho addirittura interrotto una chat facendo finta di dover lasciare il pc.

Sono progressi.

ANDIAMO AL NOCCIOLO

Nel mangiare un'albicocca, poco fa, ho buttato la polpa e mi sono messa in bocca il nocciolo.

Io credo che tutto abbia un significato.
Per esempio credo che questo significhi che non sto bene.

Oppure sarà soltanto il caldo?

CHIUDERE I CERCHI

A un certo punto, anni fa, ho imparato che l'unico modo per racimolare energia, tranquillità, serenità, è chiudere i cerchi.
Fare le cose per bene, non lasciare strascichi: vivere fino in fondo le situazioni che si presentano, per poi chiudere le porte senza rimpianti.

per questo, oggi, dopo uno ieri sereno, senza pensieri tormentati e con lo stomaco quasi in pace, indosso elmo scudo e spada, scendo in centro al mio cuore e uccido quello che è nato prima che uccida me.

(e ringrazio l'anonimo sempre_tu, che mi ha insegnato a usare la spada)

LETTERATURA

Le tre e mezza e mi sveglio.
L'aria che entra dalla finestra è fredda; probabilmente è quello.
O forse il fatto che lo stomaco è attrocigliato su un pensiero impensabile.
O forse non sono abbastanza stanca.

Alla fine, come al solito, mi salva un libro.
Entro in una storia lontana che mi porta i pensieri gli odori i rumori di un altro mondo.
Entro in sentimenti diversi dai miei che, però, fanno risuonare i miei.
Il respiro si fa più regolare, il lenzuolo mi copre, il cervello si rappacifica.

Alle cinque finisco il libro e spengo la luce.

Era lo stomaco, si sappia.