di Calexandrìs

ECONOMIA

Il prezzo lo fa il mercato.

Se io per te attraverso la penisola perchè – che so? – abiti a Catanzaro, per vederti un'ora e mezza significa che tu vali per me tutta quella strada quel tempo quell'energia quella fatica.

E mi viene da chiamare questa spesa amore.

Se io per te vengo a scalare l'Annapurna (chissà come si scrive, poi) perchè tu senza scalare un ottomila all'anno non ce la puoi fare, tu, per me, vali l'allenamento il rischio l'energia di una cosa così.

C'è del valore, non necessariamente della rinuncia o – peggio – del sacrificio.
C'è del valore.
Ti faccio vedere che ti amo che ti voglio che ti faccio entrare nella mia vita entrando io nella tua.

Se io per te non smetto nemmeno di mettermi lo smalto che ti fa allergia, ha senso che ci scambiamo parole o gesti d'amore?
Se odi l'arancione e allora non vieni a casa mia perché ho le tende arancioni e ti viene l'ansia puoi poi dirmi che mi ami?
Puoi chiedermi di venire sull'Annapurna e poi non accettare le tende arancioni?

Questo, questo è quello che definisce il prezzo.
La domanda è sempre quella: cosa sei disposto a perdere?

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