Grazie Andrea

di Calexandrìs

Intanto, va detto, questo blog, già chiuso da un anno e più, mica lo volevo salvare.

Poi Splinder ha cominciato a mandarmi una mail, per avvertirmi che chiudeva – e io lo sapevo già, e non mi importava.
Poi me ne ha mandata un’altra, e io a quel punto l’ho letta.

Ho detto “chissenefrega”.
Ma ormai l’avevo letta, che farci?

Pensavo di poterla ignorare, e invece.
Invece ho pensato che un conto è dire “al diavolo il passato” e continuare.
Un conto, poi è farlo.

Perché un po’, il passato, sono io.
E nella me di oggi c’è molto della me di ieri; per differenza, se non per somma.
Poi non è che avessi scritto solo stronzate, immagino.

Poi, magari, scrivo di nuovo come una volta, e allora avere un posto dove scrivere non è male, anzi.

Insomma.

Alla fine ho provato l’esportazione invano, e ho lanciato una bottiglia nell’oceano di Internet.
E un navigante mi ha raccolto.
E mi ha portato qui.

Così si inizia; o si re-inizia.

Quello che conta è che ci sono, ancora.

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