Mese per mese (da un’idea della Plett)

di Calexandrìs

A gennaio occorreva prendere una decisione, e una casa.
La decisione non è stata nemmeno discussa, tanto se ne era già parlato, almanaccato, sognato.
La casa, come sempre quando le cose devono riuscire, ci è arrivata per caso, catapultata nel miglior posto possibile,visto con il senno del poi.

A febbraio ho messo il mio nome, dopo 10 anni, sullo stesso foglio famiglia di un uomo.
Il festeggiamento della sera al motto “siamo una famiglia” si è smorzato subito al pensiero “siamo una famiglia”, che è una delle cose che più mi fa paura.

Marzo ha avuto senso per il 21, che non è stato solo il primo giorno di primavera, ma, soprattutto, la scadenza di una domanda di trasferimento, consegnata tremebonda, litigando con il sistema informatico del MIUR, che è una follia.
Tra le scuole messe – tutte a caso, al terzo tentativo di inserimento – una suggerita da una donnina a Moroso mentre le riparava la lavatrice: “dica alla sua fidanzata di metterla in lista, che ci si sta bene”.
Io, che credo ai segni, l’ho messa nonostante la lontananza, la scomodità e la pessima fama.

Aprile è stato il mese dei millemila chilometri a settimana, su e giù dal treno, leggendo poco a causa dell’Iphone, e spendendo tantissimi soldi.

Maggio è stato il mese in cui ho festeggiato 7 volte il mio compleanno, in cui i chilometri si sono moltiplicati, in cui mi hanno rubato portafoglio e documenti, apposta per doverli rifare nella nuova città.
Testardamente orientata a credere nei segni, ho pensato fosse un indizio di concessione del trasferimento, d’altra parte preannunciato da Paolo Fox una settimana sì e l’altra anche.

Giugno è stato il mese del teatro, in cui ho amato ogni singolo istante di ogni singola prova.
In cui mi sono crogiolata alla luci del palco, in cui ho capito che avrei avuto una strada bellissima davanti – a scoprirlo dieci anni prima.
Giugno è stato il mese della scoperta del mio amore per una bambina piccola e malata, e dell’annuncio dell’ennesima gravidanza di una ennesima amica, che mi ha convinto che dovevo scappare davvero, da Torino.

Luglio è stato il mese di una maturità folle, di un flirt iniziato e non finito, e di un annuncio che mi ha fatto quasi svenire in segreteria, a scuola: ero trasferita, proprio nella scuola indicata dalla signora della lavatrice.
Luglio sono state le scatole che non finivano mai.
Sono state i pranzi le cene le uscite con tutti gli amici che mi venivano in mente, perché “poi parto e non li vedo più”.

Agosto è stato il mese del trasloco e del sonno.
Dei chili di troppo.
Dell’inizio della consapevolezza di quello che avevo fatto.
Delle risate, tante.
Delle paure, molte.

Settembre è stato un delirio di chilometri, e organizzazione, e di sistemare la casa, e svuotare le scatole, e imparare le strade, e la scuola nuova – brutta, davvero –  e provare a scoprire come si fa ad avere amici nuovi, che non è facile, ma si può, giuro.
Il mese della gioia, alternata a lacrime disperate, in cui mi mancava la mia città, come se fossi orfana.

Ottobre è stato un’altalena di sentimenti.
Le prime abitudini, i primi litigi, le prime tensioni.
Il “è normale, all’inizio”, lo scoprire persone nuove, essere curiosa di quello che succede, pensare di aver fatto bene.

Novembre è stato – come ogni novembre, per altro – un mese difficilissimo, di presa di coscienza delle conseguenze di quello che avevo fatto, delle prime amicizie al lavoro, dei primi risultati positivi, delle prime cose che non vanno, e mi pare non ci sia molto da fare.
Un mese di chiacchiere via skype, di curiosità per capire come si fa a riniziare eppure a rimanere sempre uguale, ancora.

Dicembre è stato il punto più basso, fino a un regalo.
Un regalo a scatola chiusa che ho avuto il coraggio di andare ad aprire e ci ho trovato dentro cose che non immaginavo, che mi piacciono, che mi terrorizzano.
Dicembre è il mese dell’adolescenza, dei pensieri proibiti, dei progetti assurdi, che si sa che non andranno a buon fine, ma che mi danno la voglia di alzarmi presto la mattina, che è una gran cosa.
Dicembre è il mese delle prese di coscienza, dei bilanci, degli errori, del coraggio di guardarli.
Il mese del salto, delle risate, dei messaggi, delle ore al telefono.
Il mese del mistero che avanza, dell’Attack sul comodino, della paura e dell’emozione.
Dicembre è il mese che mi piace vivere, e che spero duri fino a gennaio, e magari oltre.

Nel 2011 ho tanto pianto, e tanto riso.
Ho cambiato tanto.
Ringrazio, davvero.

 

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