Dell’amore e di altri demoni

di Calexandrìs

Quando ero giovane giovane dicevo di un’amica, che oggi è la mia più cara amica, che scopava con la figa.

Nella mia testa questo aveva a che fare con qualcosa al limite del folle, o del peccaminoso, che ne so.
Anni di educazione cattolica, forse.
O forse il primo fidanzatino con cui avrei voluto fare sesso che essendo molto cattolico non voleva e se succedeva si sentiva in colpa, dopo.

Insomma, un disastro.

Ma tant’è: chi non ha avuto 16 anni disastrosi alzi la mano.

Il peggio, comunque, doveva ancora venire.
Il peggio sono io che comincio a pensare che sono una che scopa col cuore, per esempio; con me che in tal modo mi convinco che non scopo se non sono innamorata; che è un bel concetto, anche.
Solo che poi mi scoprivo a “innamorarmi” di quelli con cui volevo fare sesso.
Così a vent’anni mi “innamorai” di un tipo poco raccomandabile per fare due scopate (riuscite male, vogliamo dirlo?) un’estate di un sacco di anni fa: lui era uno che lo dava a tutte molto democraticamente, e io invece lì a farci i pensieri, ad ascoltare Laura Pausini (muoio di vergogna solo a pensarci) a scrivere sulla Smemoranda, a farmi trovare sul lungomare all’ora giusta.

Cogliona, proprio.

Con l’esperienza un po’ sono anche migliorata.
Non abbastanza da non rifare lo stesso errore, sia chiaro.

Così mi toccò innamorarmi di un collega che si trasferì in Puglia, dopo (e già questo doveva dirmi delle cose) e farmi tutta la solita trafila di messaggini, telefonate notturne, sesso telefonico e poi PUFF! lui che scompare nel nulla e io che scrivo sull’agenda frasi strappalacrime e piango lacrime vere.
O di uno che faceva copiaincolla delle cose che mi scriveva dalle lettere scritte ad altre amanti

A salvarmi dall’autodistruzione dell’innamoramento forzato, per un anno e mezzo, ci pensarono le pilloline antidepressive – sempre siano benedette.

Che mi hanno insegnato un sacco di cose, per esempio ad accorgermi che mi “innamoro” per scopare con chi mi piace, e almeno a invertire il processo: prima facciamo sesso, poi, se il sesso è stato buono, mi innamoro.
Una specie di giustificazione a posteriori, che va un po’ meglio.

Certo, in questo modo mi sono mezz’innamorata di un ventenne, cosa per cui sarebbe il caso di stendere un velo pietoso.

Oggi, però, all’alba del 2012, ho capito delle cose, e questa volta è per sempre.
Posso fare sesso con uno che mi piace solo perché mi piace, senza innamorarmi, né prudenzialmente prima, né a posteriori: solo che, banalmente, è una cosa che non mi piace.

Perché resto una che non riesce a scopare con la figa.
Magari non ci metto il cuore, ma sempre – dico sempre – almeno ci metto la testa.
E, si sa, la testa di una donna è la sua zona erogena per eccellenza.

Poi, se ti accolgo nel mio letto, se mischio il mio odore con il tuo, qualcosa di buono devi averlo.
E non sono gli addominali.
E non è l’arte amatoria.

È sicuramente il tuo modo di vivere, il tuo modo di parlare, muoverti, pensare.
È la tua testa, ma anche il modo in cui mi guardi e mi tocchi: quindi, alla fine è il tuo cuore.

Così, all’alba del 2012 è cambiato tutto e non è cambiato nulla.
A far per finta non son capace, e se sei abbastanza bravo bello intelligente simpatico brillante per entrare nel mio corpo, allora hai un posticino caldo nel mio cuore.

E questa è una cosa che dura.

E, secondo me, non è nemmeno una cosa brutta.

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