Il rugby, la vita

di Calexandrìs

È che la vita è come una partita di rugby.

La vita è quella palla ovale e scivolosa, che vuoi portare là, oltre la meta.

E tra te e la meta ci sono tutti gli ostacoli che puoi immaginare.
Ostacoli più grossi di te, che ringhiano guardandoti, che vogliono buttarti a terra e afferrare la tua palla, la tua vita, e impedirti di arrivare dove vuoi.

E spesso a complicare tutto c’è il fango e la pioggia, e tu che sei caduto e ti sei rialzato mille volte e hai i muscoli che fanno male, e davvero perdere la palla nella mischia – che rumore fa una mischia, il rumore più pauroso del mondo, davvero – sembra la soluzione migliore, perché tanto alla meta non puoi arrivare, e loro sono grossi, sono molto più grossi di te.

Ma, come nella vita, non sei solo.
Ci sono i compagni, che ti incoraggiano; ci sono le cose che hai imparato nel passato, e che sono quelle cose a cui appoggi la palla passandola all’indietro per andare avanti.
Così ogni esperienza, anche quella orribile di ieri, è l’appoggio che ti ci vuole per andare avanti.

E allora il fango, la pioggia, le botte, non ti fanno più paura.
Perchè non sei solo, perché hai imparato un sacco di cose.
E, guardando all’indietro, vedi che la meta è ancora lì che ti aspetta: devi solo correre, graffiarti, picchiare, sbattere contro un muro per arrivarci.

Non ti farà mica paura il dolore, no?
Un po’ di dolore per raggiungere l’obiettivo non è un giusto scambio?

Così, un passo alla volta, un metro alla volta, la meta si avvicina.
A volte sei costretto a fermarti proprio quando pensi di esserci arrivato.
A volte gli ostacoli sono insormontabili.

Allora torni indietro e ritorni da capo, un passo alla volta, un’esperienza alla volta, un metro alla volta.

Fino alla meta, fino a portare la palla e la tua vita oltre quella maledetta linea.
Benedicendo gli avversari che ti hanno fatto diventare abbastanza forte da riuscirci.

Perché il rugby è uno sport onesto.
Come la vita.

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