La sottile arte delle fini

di Calexandrìs

Che tutto ciò che vive voglia continuare a vivere è una di quelle cose che a un certo punto mi ha insegnato qualcuno.

Come a diffidare delle abitudine o delle comodità, che ci fregano sempre.
Soprattutto perché ci si abitua in fretta alle cose buone, e a quelle belle.

Così anche un cosa che non ha senso, non ha un capo né una coda, soltanto perché gli hai dato dello spazio, del respiro, gli hai dato vita, allora, solo per quello, ne vuole ancora.
Più spazio, più senso, più vita.

Allora riconoscere qual è il momento di prendere le forbici e tagliare, di girare le spalle e allontanarsi è un’arte.
Un’arte vera, che quindi conoscono in pochi.

Perché le cose possono finire per sfinimento, un passo alla volta fino ad esaurirsi, lasciando macerie intorno.
Oppure possono finire per decomposizione, che è una fine orribile, che nessuno vuole, ma che quasi nessuno sa evitare.

Oppure possono finire con una danza, e un paio di forbici.
Una danza d’addio che taglia i fili che legano le persone alle altre persone e la tua vita alla vita degli altri.
Un taglio netto, un lavoro pulito.

Ora, manca solo il coraggio di voltare le spalle a un sogno e trovarsi a terra, in mezzo alla realtà.

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