Dei muri, delle bombe senza spoletta e di altre amenità

di Calexandrìs

Per spiegare le cose, bisognerebbe intendersi ben bene sui punti di partenza.

Per esempio, qui ogni città ha le mura.
La maggior parte, per altro, ha le mura ancora intatte, con le porte – aperte, ovvio –  e tutte tenute per benino.

Io guardo le mura, San Gimignano, Volterra, Siena, Lucca, e trovo che siano anche belle, così tutte alte, e solide.
Fatte per sentirsi sicuri.

Ma poi, appena entro, mi dimentico che ci sono, le mura.
E se me ne ricordo, be’, allora voglio subito uscire.

Perché le mura difendono, chiudono fuori e chiudono dentro.
Così uno è al sicuro, mette gli arceri in mezzo ai merli, o un paio di cannoni, o non so cosa va di moda in questo secolo per difendere le mura di una città, e va a dormire tranquillo.

Ma, intanto, a me pare che tutta questa sicurezza, questa tranquillità, sia un’illusione; perché noi ci aspettiamo sempre che i mostri arrivino da chissà dove, e invece, si sa, i mostri di solito sono dentro.
Perché i mostri della nostra vita siamo noi.

E poi le mura chiudono fuori i nemici, sì, ma anche gli amici.

E quindi?

Così, penso io quando tutti quelli che conoscono mi sussurrano saggiamente presérvati (deve essere la parola d’ordine del 2012 e non ne sapevo niente), se la scelta è alzare il muro per non fare entrare il dolore, allora devo ricordarmi che terrò fuori anche il piacere, per esempio.
E poi va detto che non ci sono mura abbastanza solide per difendersi da chi hai lasciato entrare nella prima cerchia; da chi ti ha guardato negli occhi davvero, una volta tanto.
E poi, dai, le mura sono un concetto medievale, e qui se ci va bene abbiamo a che fare con bombe senza spoletta, sì, ma di ultimissima generazione, mica di qualcosa che si possa arginare – che so io? – con un ponte levatoio e una serratura complicata.

E infine, c’è proprio una cosa che mette la parola fine a tutto questo ragionamento.
Che io credo che alla vita e ai doni che ti fa vada detto .
Sempre, o comunque spesso.

E che non si rinuncia a un dono, anche quando ci fa paura. 

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