Lettera d’amore

di Calexandrìs

Intanto, su, non ci sono lettere che non siano d’amore.
E se ci sono, sarebbe meglio non averlo scritte.

Questa, come lettera d’amore, è una lettera per dirti delle cose, perché se ti ho davanti non mi vengono le parole, e ti guardo, e ti accarezzo, e ti tocco; altro che parole.
E al telefono, ogni volta che ci diciamo cose serie, di solito cade la linea.
E i messaggi non sono adatti.

Invece qui, qui è il posto giusto.
Che tu leggi – chissà quando leggerai questo – e poi magari la rileggi con calma.
E insomma, rimane; e mi piacciono le cose che rimangono.

La lettera inizia da oggi, che ero stanca e stressata e ti avevo sentito stamattina, più stanco e più stressato di me, e invece tutto ad un tratto in mezzo alla strada che mi portava al lavoro sono stata felice.
Felice, proprio.

E a pensarci come se fossimo persone normali – o almeno come fossi io una persona normale – motivi per esser felice mica ne dovrei avere.
E invece.

Intanto il motivo è che pensavo di dovere aspettare un sacco di giorni per toccarti, e invece il giorno è dietro l’angolo, già.
E lo so che poi ci aspettano tante di quelle settimane senza vederci che a pensarle tutte insieme fanno paura, ma io non ho intenzione di farmi avvelenare dal tempo in cui staremo lontani; ma ho intenzione di farmi addolcire da quello in cui staremo vicini; e quindi il posto della felicità c’è.

Poi, perché alla fine la nostra distanza è una distanza solo dei corpi, on delle anime, ed è una distanza che ha cause forti, e valide.
Valide e serie; serissime, anzi.
Cause che c’erano prima di noi (di me&te, almeno, che ancora non lo sappiamo se siamo un noi) e che ci sono, e che non si cancellano.
E poi sono motivi importanti, su cui nemmeno si sta a discutere: io so bene chi sei e quali siano le tue gerarchie e i tuoi impegni, e le tue responsabilità.
E ti amo, anche per questo.

Così mi godo i pochi giorni di attesa senza pensare all’attesa impossibile che verrà dopo.
Al limite vado a correre, e i giorni – si sa – passano.
Passano sempre; passeranno anche questi.

Poi occorre anche che tu sappia delle cose, per esempio che io sono una che combatte ogni giorno una dura lotta con se stessa per stare nel presente, perché il futuro l’ha fottuta più volte.
E allora mi accontento di stare bene qui e ora; e al resto penseremo quando sarà domani.
O ad agosto, se ci sarà un agosto.

E poi in fondo sono una donna fortunata.
Intanto fortunata perché ti ho trovato – non era davvero facile trovarti in mezzo a sette mlliardi di persone – e tu mi hai visto e guardato e riconosciuto.
Mica cose scontate.
Avremmo potuto sfiorarci senza mai riconoscerci, e invece.

Poi sono così fortunata che mi hai scelto.
Tra tutte quelle che avresti potuto scegliere, hai scelto me, e sorrido scuotendo la testa, a pensarci.

E sono così fortunata che hai aperto le tue porte per me, e mi hai fatto entrare; a casa tua e nella tua vita.
E sono così fortunata che tu improvvisamente ti sei messo a usare il futuro semplice e io tremo, ma mi piace, e ci credo.

Ecco.
Ci credo.

Credo contro ogni logica, contro ogni calcolo, contro ogni mia paura – ho più paure di quelle per le quali riesco a trovare le parole, sappilo – che sia possibile.

Non facile, non senza fatica, non senza dolore, non senza attese, ma possibile.

E questa è la mia lettera d’amore.
Che malgrado tutto, io credo che sia possibile.
Ancora senza sapere come, e dove, e quando.
Ma possibile.

Così, in mezzo all’attesa, alle ore vuote, alle preoccupazioni, alle paure, alla fatica, io vedo questo possibile.
E questo già mi basta.
E lo coltivo, il nostro possibile, lo cullo, gli parlo, lo nutro, lo aspetto.

Qualcosa succederà.
Qualcosa succede sempre.

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