Il settimo giorno

di Calexandrìs

E il settimo giorno è stato il giorno della fame finalmente saziata, di noi due che camminiamo vicini in una città che non è né la mia né la tua, che ci sediamo vicini per assistere a uno spettacolo, e che poi torniamo a casa di corsa, perché è la pelle, quella che vogliamo.

Il settimo giorno è stato il giorno in cui, a guardare bene, si vedono già dei piccoli noi; cose piccole come sapere qual è il barattolo dello zucchero, o tenersi abbracciati sul divano trovando l’incastro perfetto tra la spalla e il cuore.
Il giorno in cui scopriamo di sapere dormire insieme, senza darci noia; il giorno in cui ci svegliamo troppo presto entrambi, e facciamo entrambi finta di dormire per non svegliare l’altro, che mi pare l’amore più assoluto, questo.

Il settimo giorno è stato il giorno dei primi scogli, da superare non scrollando le spalle e facendo una battuta, come facciamo sempre, ma guardandoci negli occhi e parlandone; perché possiamo farlo, di superare degli scogli. O almeno, vogliamo esserne capaci, e scommettiamo su di noi.

Il giorno della passione assoluta, del mostrarci ancora un poco all’altro, anche gli angoli più segreti.

Il settimo è stato il giorno in cui ci siamo lasciati senza un appuntamento certo.
Il giorno in cui non sarei andata via; o almeno non mi sarei allontanata più di qualche chilometro, e che fossero pochi, raggiungibili in pochi minuti in un mercoledì qualunque solo per vedere un film.

Oggi è il giorno in cui piove, e in cui qui, lontana e sola, comincia tutto.

Il resto dei nostri giorni dipende da oggi, dalle mie forze, dalle mie scelte.
Oggi, domani, e le settimane che verranno saranno i miei giorni.

E, se sarò brava, coraggiosa, fiduciosa, avremo la possibilità di altri giorni.

Perché non si può assicurare a nessuno più di così: la promessa non di una certezza, ma quella di avere una possibilità.

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