L’abito da sposa

di Calexandrìs

Che poi è un’ardita metafora di un’altra cosa, di una lezione imparata anni fa, su cui ho già anche scritto un post, da qualche parte.

La lezione è che un giorno una zitella andò da un maestro di qualche cosa, dicendo che voleva trovare marito.
E il maestro le disse che doveva comprare un abito da sposa, se voleva trovare un marito, perché non era importante conoscere un uomo, ma comunicare agli spiriti che ci circondano quale fosse la sua reale intenzione.

Prepararsi, insomma.

Io ho deciso.
Compro un abito da sposa.
Per il quale c’è bisogno di qualche foto formato tessera, X numero di moduli scaricabili in rete, non so quante marche da bollo, e un viaggetto in Questura.

Perché io, Tu, non ho la minima idea di dove sarò tra due mesi (soprattutto tra due mesi, oserei dire) ma so dove vorrei essere, e con chi, tra tre, per esempio.
O a Natale.
O in qualche altra vacanza.

Insomma: la zitella comprava un abito da sposa; io faccio il passaporto.
E mi tremano le mani solo a pensarlo.

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