Diario di bordo

di Calexandrìs

Dovessi dire che cosa ho fatto in queste settimane, direi che ho respirato, soprattutto.

Ho respirato, ho ascoltato la mia pancia, quello che mi stava dicendo, ed erano un sacco di cose, anche.
Ho camminato.

Ho riso.
Ho pianto un poco, non tanto, ma una volta è bastato per finire in ospedale.
Sono finita in ospedale, ma mi sa che era un malanno dell’anima, che comunque fa più male del malanno del corpo.

Ho avuto un pessimo rapporto con me come donna, con il mio corpo, con desideri inconfessabili che ormai ho confessato.
Ho avuto voglia di fare un sacco di fotografie, ma non avevo mai la macchina fotografica dietro.
Ho guidato meno di quanto avrei voluto.

Ho mangiato benissimo.
Ho scoperto di essere – ancora – una donna attraente, e se magari gli esami dicono la cosa che io dico da anni, ormai, potrei essere ancora una donna più attraente.
Ho conosciuto storie incredibili.
Mi sono sentita molto stupida, molto pigra, molto viziata.

Non mi sono mai sentita sola.
Ho parlato molto poco.
Sono stata molto da sola.
Ho conosciuto una persona che potrebbe essere la possibilità che il destino mi dà di rimediare a questo disastro che ho fatto.

Ho parlato molto poco, o almeno molto meno del solito.
Deve essere per questo che ho detto cose intelligenti.
Ho fatto da madre/zia/sorella maggiore a una ragazza che amo molto.

Ho vissuto.
Non tanto quanto avrei voluto, ma non è andata male.

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