Fili che si spezzano

di Calexandrìs

Anni a meditare e accettare che le cose iniziano e finiscono.

Anni ad allenarsi alle fini, ai distacchi, agli addii.

Poi alle tre di un 13 luglio qualunque sentire una mano che ti strappa l’anima, senza motivo, senza apparente ragione.
Sentire un filo – il filo che lega me a qualcuno – spezzarsi improvvisamente, come tagliato da un paio di forbici.

E la sensazione di cadere giù, in fondo, senza fine, terrorizzata dalla caduta, angosciata dalla caduta.

Pensare dapprima che qualcuno sia morto (ma subito dirsi che una morte si viene a sapere, non c’è bisogno di essere sensitivi, e poi davvero non sono sensitiva), poi ricordare che le morti possono essere simboliche.
Possono essere abbandoni.
Possono essere liberazioni.

Cercare invano rassicurazioni sul fatto che nella mia vita c’è ancora tutto quello che c’era alle due di un 13 luglio qualunque.
Non trovarle.

E ora qui ad aspettare, per scoprire che cosa è successo.
O che cosa succederà.

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