Incastri

di Calexandrìs

Il primo incastro è quello del lunedì in cui sei tornato a casa e mi hai trovato ad aspettarti, ed era non solo una festa, ma anche la sensazione che fosse già successo, almeno un milione di volte, in un’altra vita, almeno, tanto era giusto, e anche normale.

Il secondo incastro siamo io e te in macchina verso le montagne e un lago, e stiamo un sacco zitti, oppure parliamo di cose normali, e non ho nemmeno bisogno di girare la testa per guardarti, perché sento che sei lì vicino, e mi basterebbe allungare una mano, e non ho bisogno di altro, nemmeno di toccarti, davvero.

Il terzo incastro sono i sorrisi delle persone abituate a vederti da solo che sorridono con gli occhi sinceramente contenti a vederti con me a fianco.
Sorrisi benevolenti di sconosciuti che sono felici per te, lo sento, che hai compagnia.

Il quarto incastro sono i sorrisi appena svegli – almeno i miei, sorrisi appena sveglia – che dicono più delle mille volte che ci diciamo che ci amiamo.

Il quinto incastro sono i ritorni a casa, la malinconia che avanza, le risate per scacciarle, le memorie che vengono a galla, una storia triste che però va raccontata perché spiega le tue rughe intorno alla bocca che non sono per i troppi sorrisi, una sveglia tremenda che pure superiamo senza parlarci, come se lo avessimo fatto per una vita, di non parlarci, e ci venisse così bene che nessuno dei due ne è infastidito.

Il sesto incastro è salutarci senza decidere quando rivedersi, con la fiducia incrollabile che ci rivedremo perché è una cosa giusta, come deve essere, come è sempre stato, che addirittura la grande nevicata di febbraio ha cancellato decine di treni ma non il mio.

L’ultimo incastro è improvvisato e inaspettato, all’ombra di un marmo bianchissimo, e non siamo in due.
E io non ti guardo nemmeno con la coda dell’occhio, intimidita da quello che è successo (un niente che ha il peso di una piuma sul cuore, un niente per cui non avrò mai abbastanza parole per ringraziarti) e sorpresa da quanto per un istante io mi senta perfettamente a mio agio, con il cielo e la terra che si allineano, e nessun pensiero, soltanto Io, Te, Qui, Ora.

E il sorriso di oggi, con le paure che si affacciano da una porticina lontana in fondo a me sconfitte da questa luce che soltanto le cose giuste hanno.

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