1 settembre, in ritardo

di Calexandrìs

Non sono mai stata troppo brava con i compleanni, e ancora adesso, insomma.

Del tuo mi sono ricordata per sbaglio, che stavo su un altro social ed era appena scattata la mezzanotte quando uno ha detto che era arrivato settembre e SBAM, tutto a un tratto mi è venuto in mente.
Che poi, dato che faccio il lavoro che faccio, il primo settembre è il giorno del collegio docenti, perché mai dovrei dimenticarmelo.

Così, ed era dopo mezzanotte, quindi, ho detto a Lui (sì, Tu) delle cose di te, e così me ne sono venute in mente altre, e poi niente, piangevo come una cretina e le solite cose di ogni primo settembre che mi ricordo da un sacco di anni a questa parte.
Sedici, tipo.
Che, pensando che il mio dolore è in piena adolescenza dato che ha compiuto sedici anni forse posso anche concedergli di piangere, almeno un po’, che si sa come sono i ragazzi, a quell’età.

La cosa più bella, però, l’ho scritta e pensata prima del male.
Io sono contenta che oggi avresti compiuto 76 anni, e invece no.
Sono contenta che mi sei rimasta bella, nella testa, con gli occhi azzurrissimi brillanti, e le mani snelle, elegantissime, e quel modo tutto tuo di tenere in modo maniacale ai capelli che ho un po’ ereditato.

Sono contenta di non aver dovuto assistere al tuo declino lento e inesorabile, perché nella mia testa non sarai mai una vecchina rompicoglioni che ripete le cose e straccia i maroni a tutti perché è piena di fissazioni (e tu saresti stata esattamente una vecchina così, diciamolo).
Sono contenta, anche, che sei andata via ancora giovane e bella, davvero, che nessuno ti dava sessant’anni, nemmeno la settimana prima di morire, e ne andavi fierissima, altroché.

Ogni tanto mi guardo allo specchio e cerco di vedere che cosa ho di te, oltre al grasso sui fianchi e le cosce grosse (e non so se ringraziarti, di questo) e così, all’apparenza non ci trovo nulla.

Ma poi penso alle nostre matte risate tra una chemioterapia e l’altra, alla tua passione per l’acqua e zucchero, alla tua capacità di essere serena e di buon umore anche quando non eri felice (chissà se sei mai stata felice, per dire) e penso che questo, questo sì, ce l’ho anche io.
Una capacità tutta nostra di scrollare le spalle, almeno apparentemente, e di riuscire a vivere nonostante, che è una gran cosa.

Per dire, se ti assomigliassi di più sicuramente non starei sempre lì a chiedermi quale sia il viadotto giusto per provare a volare.

Poi penso che non so cucinare perché tu non cucinavi, e penso che non so cucire, perché tu non cucivi.
Ma che so stirare, solo perché ti ho visto farlo ogni giorno per anni di seguito.
E che so ridere.
E che so stare in casa senza annoiarmi.
E che so abbinare i colori.
E che ho gli armadi pieni di vestiti, come te.

E guardo un paio di foto tue, e penso che dietro agli occhi nascondi le mie stesse cose, ne sono sicura, ma che io ero troppo piccola perché tu me le raccontassi quando te ne sei andata, e adesso vorrei saperle, cazzo, e invece devo vedere se riesco a capirle da sola.

Così, da questa casa che non ti piacerebbe perché ha troppa poca luce (e non piace nemmeno a me per lo stesso motivo) e da questa città che non ti piacerebbe perché la gente si dà del tu e tu invece avevi il lei dei torinesi, che possono mandare la gente a quel paese senza mai perdere quel distacco di buona educazione di facciata, penso che a volte ti vorrei qui per farmi dare dei consigli.

Ma poi penso anche che tu non saresti d’accordo con nessuna delle scelte che ho fatto nella vita, e allora penso che sei stata fortunata ad andare via prima di essere delusa da questa donna che sono diventata.
Poi penso che forse se ci fossi stata tu non avrei fatto un sacco di errori.
Poi penso che ne avrei fatti di ben peggiori, e che quindi mi è andata un sacco bene.
Poi penso che Lui ti piacerebbe, perché ha delle bellissime mani e pizzica la r.

E insomma, sono passati 16 anni quasi interi e ancora non ho imparato e dire che mi manchi e basta.

Buon compleanno, mamma.

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