Le parole e le palpebre (post per un’amica)

di Calexandrìs

A volte ci si arrabbia, si perdono le staffe, vogliamo vincere a tutti i costi.
Vogliamo avere ragione.
Vogliamo essere brillanti.
Vogliamo graffiare la persona che abbiamo davanti; e più ci è vicina, quella persona, più ci viene bene graffiarla, e farle male.
Conosciamo tutti i suoi punti deboli, e non abbiamo paura di usarli.

Insomma, cose così.

Se ci si pensa bene, è una cosa molto umana – perché non credo che gli animali la facciano una roba così – ma tant’è siamo umani, anzi, qualche volta qualcosa in meno.

La cosa che dimentichiamo è che le parole sono importanti.
Che le parole vanno trattate come bombe a mano, delicatamente.
Che una volta pronunciate, le parole, non possono essere ingoiate, ritrattate, cancellata.

Dobbiamo saper fermarci un istante prima del recinto che l’Altro ha intorno a sé, il recinto che nasconde le cose inviolabili.
E davanti al nostro, di recinto, dobbiamo mettere due robusti cani da guardia, per evitare che la gente ci entri nel giardino, strappi le rose, calpesti l’erba tagliata all’inglese e poi venga a chiederci scusa, che a far ricrescere un roseto servono mesi, non le scuse.

Così, di fronte a parole che feriscono, abbiamo bisogno di tanto tempo per metabolizzare e passare oltre.
Tempo per contestualizzarle e non drammatizzare troppo.
Tempo per capire, soprattutto, se le rose si possono salvare, oppure bisogna espiantare tutto.

A te, Amica, auguro cani feroci davanti al tuo giardino; e che nessuna malattia colpisca le tue rose.
E che i piedi che calpestano l’erba del tuo prato siano sempre delicati.
E che chi parla con te se lo ricordi, che le le orecchie non hanno palpebre, e non c’è niente da fare, non si può proprio non sentire quello che viene detto.

A te, Amica, auguro che qualche volta la tua memoria faccia cilecca, e che tu abbia il coraggio per non stare a ricordare ogni momento ogni parola che ti ha ferito.

Ricordando che capita, di ferire le persone.
E che, finché non si ferisce apposta, allora tutto è accettabile.

A te, Amica, auguro un amore gentile, che si prenda cura del tuo giardino.
Soprattutto perché hai così tante piante, e alcune così delicate, che coltivare il tuo giardino è un lavoraccio, e un lavoraccio non si può fare da soli, senza aiuto.

Il resto, davvero, non conta nulla.

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