Le soglie, i criceti, il senso

di Calexandrìs

Cominciando dal fondo, oggi mi sono ricordata che senso vuol dire sì significato, ma vuol dire anche direzione.

E quindi i miei studi filosofici spiegano perché io spesso mi chieda che senso ha, quello che sto facendo, quello che vivo, quello che vorrei vivere.
Perché la maggior parte delle volte il significato mi è oscuro, ma la direzione, be’, la direzione è peggio.

Poi a volte mi prende l’ansia del criceto, che non solo mangia briciole, lo stronzo, e mai una volta che qualcuno gli dia qualcosa di più, ma soprattutto si affanna sulla ruota e corre e corre e gira e gira e non va da nessuna parte, merda.

E così mi ricordo il 2003 quando scelsi la mia nuova casa e ci immaginavo il mio nido d’amore, e l’uomo per cui avevo arredato quel nido stava con me tre volte a settimana, e mai, mai mai nessuna volta si fermò a dormire.
E io – cricetino imbecille – che ero felice lo stesso, e mi alzavo dal letto alle quattro per riportarlo a casa.
E no, non erano le quattro del pomeriggio.

Così mi ricordo le estati dal 2002 al 2007 con i messaggi contingentati e le telefonate clandestine, e io che ogni mattina accendevo il cellulare sperando che lui mi avesse scritto (quello tutti i giorni, mica solo d’estate) ed era festa un sms del cazzo, ed era tragedia tutte le volte che invece non c’era niente.
Ed era la maggior parte delle volte, per altro.

E poi mi ricordo i chilometri percorsi a migliaia per correre ad amare e farmi amare dall’altra parte della Pianura padana e il cuore che batteva a mille.
E l’uomo in questione non mi amava manco per niente, altro che balle.

E tutta la fatica, ogni volta.

E poi c’è tutto quel lungo discorso sulle soglie da attraversare, che se vuoi entrare in casa di qualcuno mica resti sulla porta.
Ma se sei la vicina che mi chiede il sale io ti do il sale e nemmeno ti invito a prendere un caffè (cioè, io invito sempre i miei vicini a prendere il caffè a casa mia, ma devo essere strana, perché in generale non lo fa nessuno).
E allora tutta la danza che si fa sulla soglia, per non sembrare invadente, ma anche scalpitando per entrare, perché se uno sta sulla porta non si costruisce niente; anzi, non si prende nemmeno un caffè insieme.

E in tutto questo, una sola certezza.

Io non sono più la donna di una volta.
E non rifarei le stesse cose.

Anzi, di più.
Dato che non sono la donna di una volta non rifarò le stesse cose.

(a morte i criceti, insomma)

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