Che poi

di Calexandrìs

Che poi, Tu, la cosa che ti vorrei dire, e te la dico anche un sacco, ma poi cerco di controllare la voce perché non tremi troppo, e poi ci metto una battuta per sdrammatizzare, e poi cerco di tenere a freno tutta la puccitudine, che si sa che la puccitudine ammazza l’eros, quello che ti voglio dire è che mi fai felice.

Che dire che mi fai felice è già strano, perché non è che io e te si stia insieme e vicini abbastanza per dire “stiamo insieme e vicini”.
Ma mi fa felice sapere che ci sei, e che ci sei da un sacco di tempo.

Che mi piace che esisti da qualche parte, e che condividiamo il messaggio della mattina, e quello della sera, e so la tua voce quando sei stanco, e preoccupato.
E mi fa felice che abbiamo già tutte le nostre parole che sappiamo solo noi, e che ridiamo di cose nostre, e nascondiamo un segreto grande, che poi siamo noi.

E mi fa felice che la mattina mi sveglio e ti penso, ed è un regalo enorme avere qualcuno a cui pensare la mattina.
E mi fa felice che abbiamo un sogno comune, che siamo io e te in qualche modo in qualche tempo da qualche parte.

E mentre ti dico “se lo vogliamo abbastanza succederà” per un istante prima ho sentito che è davvero davvero davvero possibile.
Senza sforzo, come le cose che devono succedere, incastrandosi perfettamente come noi ci incastriamo uno negli spazi dell’altro.

E allora sorrido, e penso che siamo così fortunati, che mi sento ricca, e bella, addirittura.

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