L’una e trentatré

di Calexandrìs

Dopo un’ora e trentatré minuti del 2013, dopo essermi già sentita arrabbiata delusa scazzata amareggiata e tutti gli -ata che mi venivano in mente, mentre guidavo verso una festa, improvvisamente ho sentito questa cosa zen, e ho memorizzato l’ora apposta, per scriverla qui.

E la cosa è che non esistono cose speciali, o momenti speciali.
E che a renderli speciali siamo noi, per dare un senso alla nostra vita, che se la pensassimo tutta intera come un susseguirsi di giorni in cui andare a dormire e svegliarci e riempire il tempo in mezzo con cose da fare, ci porterebbe alla tomba in tempo zero, per la disperazione.
Così attribuiamo dei sensi alle cose.
E se siamo bravi attribuiamo sensi incredibili alle cose.

Io, per esempio, no?

Così chiamiamo amore il desiderio di fare sesso con una persona, dimenticando che forse non è amore, ma biologia, e chimica.
Chiamiamo voglia di stare insieme la paura o la noia di stare soli.
E così, su su, per ogni cosa.

Così all’una e trentacinque avevo compreso che tutta questa vita, questo pathos, questo amore, me li sono inventati io, e sono stata brava, perché ci ho costruito attorno dei significati e una poesia, e una bellezza, che da soli non esisterebbero.

E non è che ci sia niente di male.

Ma quando hai lo stomaco chiuso perché le cose non sono come te le immagini, e continui a scontrarti con le tue fantasie prese a calci, i tuoi desideri inesauditi, e tutte le disillusioni che ti circondano, allora è il caso di guardare le cose come stanno.
E le cose – quelle che sono davvero – non sono brutte.
Sono solo un po’ squallide, un po’ meno poetiche di quanto vorresti, meno eccezionali.
Mediocri.
Le cose come stanno sono le cose che hanno tutti, a ben guardare.
E non è chiaro perché invece dovrebbero essere diverse ed eccezionali, per te.

Ma, in cambio di tutta questa disillusione e questo bagno di realtà, che per un attimo ti riempiono gli occhi di lacrime, riesci per la prima volta a vedere le cose in modo chiaro.
Esattamente come se raccogli un centesimo per strada quello non è il primo passo per diventare milionario (hai voglia di centesimi, da mettere uno sull’altro), così, una parola, un frase, un bacio, del sesso ben fatto, promesse buttate a caso in un discorso, non fanno un progetto.

Ma fanno cose belle, e di quelle, anche se piccole, non ce n’è mai abbastanza.

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