Quello che non sarò mai

di Calexandrìs

Anche se qualche volta, anzi spesso, svuoto la mia poltrona a dondolo e mi immagino passarci sopra delle ore, con gli occhi chiusi o aperti nel vuoto a sentire il mio respiro, e tutto l’universo che mi gira intorno, io non credo che sarò mai quel tipo di donna, o di persona, che forse non c’entra con il sesso, anche se secondo me c’entra.

Perché io sono una che ha un sacco bisogno di parlare, e non è ordinata, e ha la scrivania che sembra il banco del robivecchi di un mercato rionale, e che procrastina delle cose che basterebbe un minuto; una che si lamenta di essere grassa e poi mangia pandoro e caffellatte; una che sogna di essere elegante e raffinata e poi ha l’armadio pieno di vestiti comprati da Promod, e sono sempre gli stessi modelli, cambiano solo i colori.

Non sarò mai una di quelle che ha poca roba, ma bellissima, e legge libri di Pessoa e Saramago, capendoli e amandoli, e imparandone pezzi a memoria.
Nemmeno una che fa fotografie splendide, o viaggi incredibili.
O che fa carriera, dato che faccio un lavoro in cui non si fa carriera.

Ecco.
Mi piacerebbe essere adulta, responsabile, elegante, silenziosa e autonoma,

Una che non ha bisogno della telefonata della buonanotte, stasera.
E invece.

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