Amarezze

di Calexandrìs

Mi guardavo allo specchio, tornata dal lavoro, e guardavo i cambiamenti.

Sono diventata amara.
È poco più che un accenno in fondo allo sguardo, e per vederlo occorre non badare al mascara e alla maschera che metto ogni mattina, me c’è.

L’amarezza mi ero ripromessa di evitarla, a qualunque costo, eppure.

Eppure vivere circondata da chi sai che ti deluderà, ogni volta, vivere con la consapevolezza di essere l’unica a potersi dare le cose che ti servono, la forza che si finge di avere ogni mattina, il sorriso che si finge di avere ogni giorno, le parole di conforto spese senza mai riceverne, alla lunga, rendono amari.

Chiedere senza ricevere, soprattutto.
Chiedere esplicitamente e non ricevere mai, soprattutto.
Sentirsi in credito, sopra tutto.

Sono cose che giorno dopo giorno stendono un velo che mi rendono meno bella dell’anno scorso, quando avevo ancora delle illusioni.
Ma vivere con gli occhi aperti, vivere sapendo che le persone ti deluderanno perché sono “fatte così” invecchia.

E l’amarezza fa parte della vecchiaia, in fin dei conti.
Sapere che non cambierà mai nulla.

Se non in peggio, si intende.

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