A casa

di Calexandrìs

I primi ad andarsene sono i giocolieri e i veggenti: la gente si stanca degli spettacoli di arte varia, e non vuole farsi leggere il futuro.

Poi i cuochi: a furia di aspettare e cucinare, cucinare e aspettare, hanno finito le scorte, e i piatti, pur prelibati, sono andati a male, e sono finiti a ingrassare vermi e formiche.
Insieme ai cuochi sono andati via i cacciatori, perché non serviva più cercare selvaggina.

E i carri hanno portato via la farina avanzata, gli stampi di pasticceria, le tovaglie di fiandra, i piatti decorati.

E se ne sono andati i sarti, con i modelli per i vestiti della festa che non c’è mai stata.
E i musicisti.
Gli incantatori di serpenti.
I filosofi che parlano del senso della vita.
I sacerdoti per quelli che credono.

Le ultime ad andare via, come al solito, sono le puttane, perché le più vecchie sanno che qualche cliente si trova sempre, anche tra coloro che si attardano; e quelle giovani, illuse, credono ancora che sia possibile cambiare vita.
Sono le ultime ad andare via, ma se ne andranno anche loro.

L’assedio, anche questo, così strano, è finito.

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