Cerchi che si chiudono

di Calexandrìs

Oggi ho preso un caffè lontano da casa in un posto in cui non vado mai, perché non c’entra niente con i miei giri e le mie cose, ma ero lì e volevo un caffè e quindi.

Ed entrando nel bar mi pareva di esserci già stata, anche se era periferia e non c’entrava niente con me e i miei giri, e dopo qualche secondo mi sono ricordata.

Ho preso un caffè lì una mattina presto che ero stata all’anagrafe a farmi fare il certificato di residenza a Firenze e avevo ancora un sacco di ore prima di tornare a Torino.
Ed ero felice perché tutto stava andando per il verso giusto, e dopo mi avrebbero rubato portafoglio e identità e io avrei pensato che era perfetto, perché voleva dire che avrei avuto i documenti giusti e precisi con la mia nuova vita stampata sopra, non solo un tagliandino da portarsi appresso.

Ed ero felice.
E pensavo che sarei stata felice e che tutto sarebbe andato bene e sarebbe stato facile e avrei riso tanto, mangiato bene, sarei dimagrita e sarei rimasta incinta e avrei pensato “famiglia” con amore, perché avrei avuto una famiglia mia, che è una cosa che voglio, ammettiamolo.

E due anni dopo, quasi esatti, sono entrata per caso nello stesso bar, e sto andando all’università, e tutto è andato diversamente da come mi aspettavo, e spesso non sono felice.

Ma il cielo è azzurro, e c’è un’aria bellissima qui oggi, e Firenze è piena di turisti, e poteva andare peggio.

E io sono anche più bella.

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