lacasadelsole

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Mese: giugno, 2013

Il problema di avere dei maghi nella propria vita

Allora ieri sera ho rivisto il mago e abbiamo parlato un sacco.
Mi ha lasciato perle di saggezza a destra e a manca, e ogni volta che lo sento parlare sento in fondo allo stomaco il perché io lo abbia amato così tanto, quasi da morirne.

È come accendere il sole in mezzo a una notte oscura stare con lui, e le notti oscure hanno un sacco bisogno di luce, lo sanno tutti.

Così mi diceva che a fronte di quel perdono faticoso che mi ha concesso, comunque lui non crede che io sia zoccola come sembro (grazie grazie) ma che ho proprio un meccanismo che mi fa scappare dal disamore; e di solito la fuga è il letto di un altro.
Come se uno tradisse per sopportare di non essere abbastanza amato.
A me torna anche, per dire, ma mi ha fatto piacere che l’abbia pensato anche lui.

Poi mi ha dato torto praticamente su tutto il resto che ci siamo detti, ma in mezzo a questo torto mi ha fatto i complimenti perché questa volta sono stata cauta, e ho ascoltato gli allarmi prima di affogare; mentre di solito, insomma, non sono brava.

Ma poi, come al solito, mi ha fatto molto piangere.
È stato quando mi ha detto che per essere molto felice dovrei donare il mio cuore completamente a qualcuno.
E ha scavato tutto di un colpo in baratro dentro di me, che invece mi sono costruita un sistema enorme di porte stagne, perché amare chi ci ama con riserva è un lavoro come sminare un pezzo di Afghanistan, e se non ti tieni un pezzo di cuore per te sei morto il secondo giorno, al secondo dei mille no che ricevi.

Ma io mi sono messa a piangere pensando al mio cuore incompleto fatto a pezzi calpestato e rifiutato.

E ha ragione lui.
Come sempre.

Chissà se succederà mai, per dire.

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Quando si comincia a calcolare è già finita.

14 mesi

Stanotte ho fatto un sogno che mi ha riportato indietro a 14 mesi fa, con tutta la paura di essere abbandonata e sola.

Un male, un male.

Distanze

Allontanarsi è sempre una sfida.
A volte si torna, a volte, invece, ci si perde.

E poi così, da lontani, si perde la voglia di raccontare se stessi; e senza il racconto di sé il filo che ci lega si sfilaccia.

Come sto oggi?
Cosa ho mangiato?
Che cosa faccio domani?

Chiunque ami un’altra persona sa le risposte.
Chi non ama non le sa.
Chi non chiede, soprattutto, non lo sa.
Ma chi non chiede non vuole sapere, è ovvio.
Chi non chiede, semplificando, non vuole amare; o non lo sa fare.

Così un passo in direzione opposta all’altro è solo un passo.
Ma se si continua a camminare le distanze si fanno incolmabili.

Bisognerebbe tenerne conto.
Bisognerebbe saperlo fare, di tenerne conto.

E invece.

Pensai al complesso di Elettra; che cosa non faremmo per un po’ di protezione.
(M. Serrano)

Le virtù ermetiche

Io lo so che il trucco è volere, tacere, osare.

Soprattutto tacere.

Per questo sto cercando di allenarmi a non dire niente, almeno non dire niente a chi non chiede niente.
Perché è sciocco spiegare la propria vita a chi non la vuole sapere, o conoscere.
O a chi è disinteressato.

Poi, alla fine, la voglia di condivisione è più forte della pazienza che ci vuole ad aspettare domande che non arrivano.

Ma cambierà.
Alla fine, passando il tempo, allenandosi un pochino tutti i giorni, cambierà.

Un brutto libro e i cani che non fanno miao

Così ho letto un libro, non bello.
E ci farò anche lo spoiler, ma tanto non dico che libro è.

Comunque.
È la storia di due che si amano si sposano e fanno tre figli.
Lui fa il violoncellista alla Scala e lei amerebbe vivere al mare in mezzo alla natura nei luoghi selvaggi.
Ma lui vuole Milano perché c’è la Scala.
La ama tanto ma ha bisogno di Milano.

Lei odia Milano.
Naturalmente ci vive, ci cresce i figli, rinuncia a molte cose.
Lei odia Milano e ama lui.
Vivere a Milano è un sacrificio piccolissimo per stare con lui.

Ma poi tutta questa infelicità la soffoca e se ne va.
Lui la ama e suona. Ma non basta mica.
Lui dice Io e Me.
E Io e Me per lui sono la cosa più importante.
Lui infatti è sano e felice.
Lei che vive per lui è malata e infelice.
Lei se ne va, ed è la cosa migliore per entrambi.
All’inizio lui non ci crede poi si arrabbia, ma non riesce a soffrire: perché è a Milano e suona; come farebbe a essere infelice se ha le uniche cose che vuole davvero?

Alla fine, insomma, è un libro brutto e senza lieto fine; ma lei ha imparato che bisogna stare lontana da chi non ci ama almeno quanto ama se stesso, e lui ha imparato che le persone hanno un punto di rottura.
Naturalmente lui non soffre nemmeno per un attimo per lei: chi ama se stesso più di tutto il resto non sa farlo.
Infatti la fine è che tutto è bene quel che finisce bene: lei non si sa che fine abbia fatto, ma lui suona il violoncello meglio di prima, ed è felice esattamente come quando amava (per finta) la donna della sua vita.

Il concetto, alla fine è sempre lo stesso.
Puoi fare tutti gli sforzi che vuoi, puoi incaponirti, puoi anche arrabbiarti e pestare i piedi in terra.
Ma i cani non fanno miao.

Ci sedemmo nelle ultime file perché le prime erano già occupate

Le prime file sono quelle delle emozioni dei 16 anni dei progetti delle scoperte.
Le file di chi si lascia andare e non pensa ad altro.
Solo emozioni, nessun calcolo.

Le file centrali sono quelle dei progetti in grande, delle case, dei sogni che si costruiscono giorno dopo giorno.
Del coraggio di dire domani.
Di dire per sempre.

Le ultime file sono quelle delle considerazioni relative.
Del meno peggio.
Dell’oggi.
Delle percentuali minori dell’intero.
Delle frazioni.
Dell’oggi senza domani.
Dei bisogni individuali.
Dell’io&te che non è Noi.
Della poca voglia poca energia poca voglia di cambiare.

Dell’Io, del me.
Del me, dell’Io.

Le ultime file sono quelle da cui si vedono le cose in modo più chiaro.
Le ultime file sono quelle in cui si scopre che era meglio prima, quando si aveva fede, e coraggio.

Sillogismi

Ieri sera tardi mi sdraiavo sul letto e d’improvviso avevo tutta una serie di cose chiare.

Ma chiare nel senso di chiarissime.

Una specie di retropensiero che ha trovato parole ed è uscito con una logica stringente dal cervello bello compiuto.
Credo di averlo sentito più volte, ma fino a ieri più volte avevo chiuso la porta e l’avevo lasciato fuori.
Ieri, invece, complice la stanchezza il caldo e un altro paio di cosette tra cui delle parole sbagliate al momento sbagliato il pensiero ha trovato la via, le parole, ed è venuto a sedersi dritto sopra il mio sterno.

Ora, voi capirete, dormire con un pensiero, e di quel tipo, seduto sopra lo sterno è pressoché impossibile, così ho fatto l’unica cosa che potevo: ho scacciato una zanzara che ronzava nel mio orecchio destro, e ho rimosso il pensiero.

E ho dormito il sonno dei giusti, che con il caldo non è mai molto, va detto, ma che comunque è arrivato.
Speravo, stamattina, di ritrovarlo, perché non è che se uno ha delle illuminazioni poi può lasciarle da parte per qualche ora di sonno, e sembrava sparito, in realtà.
Ma poi, magicamente aprendo la pagina di wordpress, il pensiero è tornato.
Per fortuna non si è messo a sedere sullo sterno (troppo difficile sarebbe stato, dato che sono in piedi), ma da qualche parte ce l’ho appeso, e mi guarda con la coda dell’occhio.

Ora varrebbe la pena di metterlo giù in parole, questo pensiero.

Che ha a che fare con una presa d’atto facile facile: la gelosia è un brutto difetto, e va combattuto.
Ma in effetti solo chi non ama affatto non è geloso affatto.
E per chi ama certe cose sono inaccettabili.
E se sono accettabili, allora non si sta parlando di amore.

I sillogismi mi vengono bene.
Deve essere la laurea in filosofia.

Una cosa bella

Io che bevo un tazza di caffè lungo e bollente in piedi, in cucina, guardando fuori il gelsomino fiorito e il pino altissimo.